Non offre la sigaretta, massacrato di botte

19 Novembre 2016

Aggressione e ricatti a un 17enne nel parcheggio Santa Chiara. Omertà di altri sei ragazzi: rischiano il favoreggiamento

SULMONA. Da due mesi è costretto ad alimentarsi con una cannuccia, da quando un bullo gli ha spaccato la faccia. Una violenza feroce per una sigaretta negata. Il bullo, dopo un’indagine della polizia, complicata dall’omertà dei ragazzi coinvolti, è stato rintracciato. Per lui è scattata una denuncia. Si tratta di M.F., 21 anni, di Sulmona, accusato di lesioni personali aggravate ed estorsione nei confronti del 17enne vittima del pestaggio.

Aggressione avvenuta la sera del 21 settembre scorso nel giardini del parcheggio Santa Chiara. L’indagine del personale della squadra anticrimine del commissariato di polizia di Sulmona è partita dalla segnalazione di un medico del pronto soccorso dell’ospedale dell’Annunziata. «Sono caduto», era stata la prima versione del minore, accompagnato dai genitori in ospedale, la mattina seguente al pestaggio. Ma il medico non ha creduto al racconto, visto che le gravi lesioni al volto non erano compatibili con una caduta accidentale. Il 17enne aveva riportato fratture multiple scomposte della mandibola, tanto da dover essere sottoposto, dopo qualche giorno, a un complesso intervento chirurgico nel reparto di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, con una prognosi di 60 giorni. La vittima dell’aggressione, raggiunta la mattina stessa al pronto soccorso dai poliziotti, chiamati dal medico, aveva ammesso di essere stata aggredita, fornendo i primi elementi che hanno permesso di ricostruire quanto avvenuto e individuare l’autore.

La sera del 21 settembre, il minore, mentre era seduto su un muretto con alcuni amici, è stato avvicinato da un suo conoscente che gli chiedeva una sigaretta. Dopo aver ricevuto una risposta negativa, il 21enne sulmonese, con precedenti penali per lesioni e possesso di armi, gli ha sferrato improvvisamente un pugno sul volto, seguito da un altro più forte dopo che la vittima ha chiesto spiegazioni del gesto. Due ragazzi presenti sono intervenuti per allontanare l’aggressore, che nel frangente ha minacciato la vittima di ritorsioni nel caso avesse fatto il suo nome a qualcuno. Il minore ha fatto rientro a casa e solo successivamente, rendendosi conto della gravità delle lesioni riportate, ha raccontato quanto avvenuto ai genitori e si è fatto accompagnare in ospedale. Il 21enne ha ammesso la sua responsabilità.

Ma per la polizia, diretta da Francesca La Chioma, non è stato semplice arrivare alla sua identificazione. «Troppa omertà», raccontano gli agenti. Tanto che la Procura sta vagliando la posizione di sei ragazzi – fra i quali due minori e alcune donne – che non hanno aiutato gli investigatori. Rischiano una denuncia per favoreggiamento.

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