Non più di 4 ore sotto le antenne di Roio

16 Luglio 2018

Cartelli del Comune per la passeggiata a tempo ridotto nel piazzale della pineta di Monteluco tra degrado e abbandono

L’AQUILA. Sosta consigliata massimo 4 ore. La cartolina domenicale arriva da Monteluco di Roio. Sullo sfondo i tralicci delle antenne radio-tv-telefonia. E in mezzo un cartello bianco con un annuncio tutt’altro che rassicurante. Nessuno conosce la portata di quell’avviso. Una passeggiata quassù farà bene? Farà male? Del resto non è un divieto, ma un’esortazione. Tra i cittadini che frequentano la zona, soprattutto in questi giorni di calura, c’è chi fa spallucce e chi, invece, la prende sul serio. E chissà che le risposte mancanti non possano arrivare dall’Università, che proprio a Monteluco ha il polo di Ingegneria.
IL SEGNALE RICOMPARSO. Che sia una precauzione, oppure nasconda un pericolo reale, non è dato saperlo. Il cartello, sparito nell’immediato post-sisma, è ora ricomparso. Non è certo un invito a frequentare la pineta di Roio, storica colonia montana per generazioni di aquilani e di visitatori che ha ormai da tempo perso la sua forza attrattiva. Ne sono la riprova l’abbandono del vecchio chalet e della Rotonda (immobili comunali di cui l’uso civico chiese invano l’acquisizione per riattivarli), per non parlare delle condizioni di pineta e sottobosco, come segnalato da un reportage del Centro sulle principali aree verdi. Il problema antenne sembra essere uscito dalle priorità. Negli anni scorsi, i rilievi nella zona hanno evidenziato il superamento dei limiti (20 volt/metro, secondo un’interpretazione restrittiva), in particolare alle Tre Croci. Per questo, e per mettere ordine in un settore in cui aveva dominato la deregulation totale, era stata istituita sotto la giunta Cialente, su impulso dell’allora presidente della commissione Territorio Enrico Perilli, una subcommissione. Nel frattempo alcuni tralicci sono stati dichiarati abusivi con sentenza, in quanto collocati su terreni gravati da uso civico.
«UN ROMPICAPO». «La vicenda antenne è come le convenzioni urbanistiche», ricorda Perilli. «È intricatissima e nessuno se n’è mai occupato. La subcommissione, composta anche da attuali esponenti della maggioranza, recuperò ritardi clamorosi e affrontò il caso delle autorizzazioni, a fronte di un abusivismo dilagante. Il lavoro produsse il monitoraggio dell’esistente, oltre al piano antenne per la telefonia. Vi fu anche un’ordinanza di demolizione per i tralicci abusivi, mai attuata, oltre a proposte di delocalizzazione per alleggerire il carico su Roio e furono avviati i recuperi dei canoni comunali. Da lì in avanti il settore, di competenza dell’Ambiente per alcuni aspetti e dell’Urbanistica per altri, è stato smantellato. Oggi bisognerebbe dare risposte ai cittadini affidando la delega a un consigliere oppure a un gruppo di lavoro specifico».
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