«Non volevo sparare e chiedo scusa se ho creato allarme»
Parla il giovane bloccato con una pistola in piazza Cavour Gli avvocati: un disagio legato alla mancanza di un lavoro
AVEZZANO. «Non volevo fare del male a nessuno. E tantomeno volevo creare allarme. Mi scuso. Sto vivendo mesi di profondo disagio perché non riesco a trovare un lavoro». Mario Pollicelli, l’ex metronotte di 33 anni arrestato per aver sparato in strada, ha incontrato i suoi difensori, gli avvocati Berardino e Callisto Terra, e si è sfogato. L’incontro è avvenuto ieri mattina nel carcere San Nicola dove il giovane è rinchiuso. Alla base del folle gesto, secondo gli avvocati Terra, proprio il profondo disagio, dovuto all’assenza di un lavoro, ha fatto perdere la lucidità al giovane, che tra l’altro non ha avuto mai problemi con la giustizia. Pollicelli, stando a quanto riferito dai legali, si è reso conto di quello che ha fatto e della pericolosità del suo operato.
«Si è trattato di un momento di panico» spiegano gli avvocati Terra «attimi concitati in cui ha perso la testa e in cui non è riuscito a gestire la situazione. Pollicelli ha ribadito che la sua intenzione non era fare del male a nessuno, né tantomeno seminare il panico. Il fatto di essere rimasto disoccupato gli crea un forte disagio che non lo fa vivere bene».
Pollicelli, infatti, ha sempre lavorato. Nel suo curriculum ci sono molte esperienze da elettricista, ma anche alcune nel campo delle telecomunicazioni e una in un’agenzia di vigilanza. Questo fino a maggio scorso, quando si è ritrovato improvvisamente fuori dall’ultima azienda a cui era legato con contratti saltuari. Da lì, secondo anche quanto raccontano gli amici, non è stato più lo stesso. Ha sempre avuto la passione delle arti marziali e ha cercato anche di farsi strada nel campo dello sport. Da qualche anno ha una licenza per la detenzione di un’arma. Una pistola semiautomatica di quelle che si acquistano in una qualsiasi armeria, insieme alle munizioni.
Mercoledì mattina erano da poco passate le 10 quando in via Taormina, traversa di piazza Cavour, i suoi vicini di casa hanno udito un trambusto provenire dall’appartamento in cui vive con la madre. Subito dopo il giovane, secondo la ricostruzione fatta dagli agenti di polizia del commissariato, diretti da Paolo Gennaccaro, è uscito in strada con la pistola e ha sparato prima un colpo e poi mentre continuava a maneggiarla, forse per sbaglio, un secondo. Il tutto mentre continuava a gridare di essere stato derubato dai ladri. In piazza ha suonato a una vicina dicendole di scendere. A chiamare il 113 un commerciante che se l’è ritrovato di fronte, con ancora la pistola in mano, da cui nel frattempo si era sganciato il caricatore. Poi Pollicelli è entrato nella rivendita di tabacchi di Clara Raschiatore e Gianfranco Di Pasquale e con la pistola ancora in pugno ha detto di chiamare la polizia perché c’erano i ladri. Con l’arrivo immediato degli agenti della squadra anticrimine e della volante è stato scongiurato il peggio. Il giovane è stato disarmato e bloccato. Dopo una visita in ospedale è stato trasferito in carcere, con l’accusa di aver esploso colpi di arma da fuoco in luogo pubblico, di aver portato l’arma fuori dall’abitazione senza autorizzazione e di resistenza a pubblico ufficiale. Ancora non è fissata l’udienza di convalida dell’arresto.
Magda Tirabassi
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