Notte al freddo a 40 metri Sulla gru per avere giustizia

1 Marzo 2018

Un uomo srotola uno striscione: «Le mie denunce tutte archiviate». Poi desiste Cancello superato agevolmente, il problema sicurezza del cantiere al tribunale

L’AQUILA. «Fammi giustizia contro il mio avversario». Per gridare tutta la sua rabbia contro un ipotetico magistrato indolente, Alexandru si arrampica sulla gru alle 4. E passa la nottata (da -8) a trenta metri e passa di altezza. Rischiando la vita. Porta con sé zainetto, sacco a pelo, coperta termica, persino pezzi di legno, per accendere un fuoco. Entra facilmente nell’area della cittadella della giustizia, dal lato del cantiere perenne del famigerato parcheggio mai completato. Poi srotola uno striscione con su scritto: «Chi comanda all’Aquila, perché le mie denunce vengono archiviate e quelle degli altri vanno avanti, anche se false?». Poi viene convinto a scendere. Viene identificato, e rimedia una denuncia per procurato allarme.
L’ALLARME. La protesta di Alexandru Savciuc, di 41 anni – moldavo domiciliato all’Aquila, regolare e senza precedenti penali e con un lavoro nel settore della ricostruzione – viene notata soprattutto al palazzo di giustizia, il vero obiettivo della sua protesta. In molti, tra personale e visitatori occasionali del palazzo, lo guardano dalle finestre, non senza una certa apprensione, mentre i vigili del fuoco, appena ricevuta la chiamata di emergenza, non ci pensano su un attimo e salgono fin lassù per convincerlo a scendere. Intervengono anche carabinieri e Digos, compresi ufficiali e agenti di polizia giudiziaria che operano negli uffici del palazzo di giustizia.
«NESSUNO MI ASCOLTA». Alle 12.30 l’uomo, infreddolito e molto scosso, viene riportato giù e viene sentito subito dagli investigatori, ai quali spiega le ragioni del suo gesto. Secondo quanto trapelato, si tratta di controversie riguardanti il suo lavoro nell’edilizia, e in particolare una con un presunto socio. Alcune delle denunce verterebbero anche sui temi della ricostruzione in sicurezza di alcuni edifici in città. «Nessuno mi ascolta, le mie denunce non vanno avanti», dice appena sceso dalla gru. La polizia lo fa salire su un’auto civetta, dove resta per mezz’ora. Rifiuta gentilmente anche un tè caldo proposto da un passante. Poi arriva la Volante e finisce in questura. Finora l’unica denuncia certa è quella contro di lui. Sugli esposti inevasi si vedrà.
L’ACCESSO VIOLATO. L’episodio apre un altro fronte, quello della sicurezza dell’area del palazzo di giustizia. Come denunciato, nei giorni scorsi, dallo stesso presidente dell’Ordine degli avvocati, Carlo Peretti, quello del «cantiere abbandonato e recintato con una cadente staccionata» è un serio problema.
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