Notte brava, nei guai Di Giamberardino

16 Maggio 2019

Tentata violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale: l’ex poliziotto fu coinvolto nei casi Perruzza e De Stefano

AVEZZANO. Sono indagati dalla Procura di Avezzano per tentata violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Sotto inchiesta, per una lite avvenuta la notte dei focaracci della Pietraquaria a seguito di un incidente in strada, sono finiti un finanziere, un carabiniere di Pescina e i suoi due fratelli. Uno di loro è Pietro Di Giamberardino, 62 anni, l’ex ispettore del commissariato di Avezzano condannato con l’accusa di aver fatto mettere della cocaina nell’auto di un giornalista “scomodo” che restò ingiustamente in carcere per oltre un mese e mezzo. Vicenda che avvenne nell’ambito del caso giudiziario di Michele Perruzza, accusato dell’omicidio della nipotina Cristina Capoccitti a Balsorano.
Sotto indagine del sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, oltre all’ex agente, sono finiti Vittorio Di Giamberardino, 52 anni, carabiniere, e un terzo fratello dei due, Ermenegildo (59), oltre a Roberto Di Mascio (44), finanziere in servizio a Roma. Tra le parti offese, oltre ai coniugi, anche due agenti del commissariato, M.T. ed E.C., intervenuti sul posto quella sera. I fatti risalgono alla notte dei focaracci, il 26 aprile scorso, quando una Bmw arrivò a tutta velocità e distrusse delle auto parcheggiate nel quartiere residenziale di Scalzagallo. Il boato dell’impatto richiamò l’attenzione dei residenti della zona, tra cui il proprietario delle macchine, un medico di Avezzano, F.A., che si precipitò in giardino con la moglie e il figlio piccolo. La situazione, però, secondo una denuncia presentata dal professionista, divenne incandescente, tanto che il medico accusò i quattro di essere stato minacciato di morte ripetutamente con frasi del tipo: «Sappiamo dove abiti», «So chi chiamare», «La paghi...» e altre frasi dello stesso tenore. Sul posto intervennero infatti diverse pattuglie, tra cui quella della polizia, una dei carabinieri e una della Polstrada.
Secondo l’accusa, i quattro avrebbero tentato di aggredire il medico e la moglie. Il conducente dell’auto si sarebbe rifiutato di sottoporsi all’alcoltest. Tutto sarebbe stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’abitazione. La polizia (reparto volanti) ha poi presentato una relazione in procura e il pm Cerrato ha avviato l’inchiesta nei confronti di tutti e quattro, tra cui Pietro Di Giamberardino.
L’ex ispettore è noto alle cronache per essere stato arrestato il 14 settembre 1993 su disposizione dell’allora gip di Avezzano, Giuseppe Grieco, su richiesta del sostituto procuratore Antonella Capri, secondo la quale proprio lui fece mettere da un pregiudicato d Avezzano della cocaina nell’auto del giornalista Gennaro De Stefano che trascorse ingiustamente 57 giorni in carcere. Il giornalista sosteneva, in contrasto con gli investigatori, che a uccidere la bambina fosse stato il figlio di Perruzza. Il pregiudicato che piazzò la cocaina nell’auto di De Stefano confessò e il giornalista fu scagionato. (cr.az.)
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