«Nove anni per per ottenere una proroga»

Tasse da restituire, il direttore Api critica i politici: ora il vero nodo è la franchigia sui 500 mila euro
L’AQUILA. «All'indomani della sofferta approvazione del decreto di proroga della scadenza per la restituzione delle tasse, a quasi 10 anni dal sisma, che cosa è davvero emerso? Abbiamo ottenuto una semplice proroga di due mesi. Nulla di più».
Una dura presa di posizione, quella del direttore dell'Associazione piccola industria, Massimiliano Mari Fiamma, che chiede: «C'era davvero bisogno di “scomodare” il Parlamento meno produttivo di tutti i tempi, per giungere ad una proroga? Non sarebbe stato più opportuno fare un decreto, evitando di arrivare oltre la scadenza prevista per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale? L'intento vero era quello di portare a casa l'interpretazione logica dell'applicazione del temporary framework, il de minimis a 500 mila euro, con franchigia. Risultato che non c'è stato», fa notare Mari Fiamma, «adesso si riparte con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti, che sembra aver condiviso la nostra posizione sul de minims, ma si è riservato di ragionare sull'applicazione della franchigia, che invece è fondamentale. Lo stesso Giorgetti ha lasciato intendere che le aziende che hanno superato la soglia dei 500 mila euro dovranno provvedere al pagamento dell'intero importo».
L'Api lancia l'allarme. «Corre l'obbligo di ricordare che, ad oggi, le aziende che hanno superato la soglia dei 500 mila euro sono 43 e rappresentano la parte più consistente, sotto l'aspetto occupazione. Le stesse, se non passerà l'applicazione della franchigia, saranno costrette e restituire l'intera somma, in 30 giorni e senza rateizzazione. Ne conseguiranno ridimensionamenti del personale e, nella peggiore delle ipotesi, procedure concorsuali e fallimenti». Mari Fiamma incalza: «Questo è quello che abbiamo veramente portato a casa in sei anni di battaglie: una proroga di due mesi e un mezzo impegno del Governo per il de minims. Il territorio, i suoi rappresentanti politici di tutto l’arco costituzionale, la classe dirigente, gli attori economici e sociali, non hanno mai avuto la forza di imporsi nemmeno nel caso della peggiore catastrofe naturale dell’ultimo secolo. Il nostro Paese», conclude «era chiamato a dare risposte certe, ma dopo 10 anni il cammino è sempre più lungo e solitario».
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