Nuova cava sulla falda del Tirino, il no delle associazioni

Soa, Slo, Lipu, Forum Ambientalista Odv, Archeoclub Pescara e Altura scendono in campo contro il progetto da 2 milioni di euro: falde acquifere in pericolo
OFENA. Acqua a rischio, sei associazioni contro il progetto di nuova cava da 2 milioni di metri cubi piazzato sulla zona di protezione per la falda d'interesse idropotabile della Valle del Tirino a Ofena. Le associazioni Soa, Slo, Lipu, Forum Ambientalista Odv, Archeoclub Pescara e Altura documentano cumuli di rifiuti nella cava preesistente che vorrebbero ampliare, "stranamente non emersi nella documentazione progettuale depositata dal proponente al Comitato Via della Regione Abruzzo".
Le associazioni hanno depositato corpose osservazioni al nuovo progetto di cava a Collelungo di Ofena, in un'area dove c'è una cava chiusa da tempo ma mai risanata. Attualmente la proposta è in fase di valutazione di impatto e incidenza ambientale.
Il tutto sarebbe infatti realizzato proprio sopra quella che uno studio dell'ente regionale servizio idrico individua in quanto area da perimetrare come zona di protezione per la falda acquifera e la risorsa idropotabile.
LA NOTA DELLE ASSOCIAZIONI. "Lo stesso studio di impatto ambientale non può non evidenziarlo, presentando anche le varie sorgenti, come quelle di Capodacqua e di Capestrano, poste appena a valle in cui riemerge l'acqua che si infiltra a monte", spiegano le associazioni.
"Studio costato 440mila euro che dal 2017 giace nei cassetti della Regione, ente che per legge fin dal 2006 avrebbe dovuto prevedere specifiche limitazioni all'utilizzo del territorio per tutelare appunto il patrimonio idrico d'interesse per la produzione di acque potabili in quanto quello che accade sulle aree di ricarica delle falde può riflettersi poi sulla qualità dell'acqua a valle, ad esempio a causa dell'infiltrazione di contaminanti. Vincoli che senza approvazione non sono ovviamente vigenti lasciando questi territori alla mercé di qualsiasi nuovo progetto potenzialmente impattante sulla risorsa idrica. Il caso del Gran Sasso e quello di Bussi, entrambi esempi chiarissimi dell'inopportunità di inserire centri di pericolo sulle falde acquifere, paiono non aver insegnato nulla".
"Può l'incredibile inadempienza ultradecennale della Regione Abruzzo portare all'autorizzazione di questa cava che dovrebbe estrarre per 10 anni con 14mila camion all'anno che fanno su è giù per la valle del Tirino, quella che dovrebbe essere anche uno dei luoghi turistici per eccellenza della regione, zona ricca di biodiversità e con vigneti di pregio, dove aprono aziende agricole che puntano sul turismo equestre e sul paesaggio visto che è posta a pochi metri dal Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga? Lì, ad esempio, si vuole aprire una grande ippovia: porteremo i turisti a guardare i camion e le escavazioni?".
"La Regione Abruzzo non ha un piano cave, previsto da una legge del 1983. Da 39 anni l'ente non riesce - o non vuole - regolamentare un settore, continuando a nostro avviso in maniera irregolare a valutare cava per cava quando la stessa bozza di Piano, adottata ma mai approvata dalla Giunta Regionale, evidenziava la necessità di avere un quadro generale per poter procedere con nuove estrazioni. La stessa norma del 1983 prevede che i progetti di nuove cave debbano prevedere interventi di recupero a fine estrazione "in conformità delle indicazioni contenute nel piano regionale attività estrattive)". Se il Piano non c'è ci chiediamo come abbiano fatto finora al Comitato VIA a stabilire appunto la conformità dei progetti da loro approvati".
"Tra le tante criticità sollevate in sede di valutazione di impatto ambientale una riguarda le modalità di uso dei proventi dalla concessione di territori gravati da uso civico. Il comune ha puntato sulla cava per recuperare denaro per ricostituire fondi vincolati per il sisma utilizzati in precedenza per altre finalità, come si legge negli stessi documenti del Comune. In realtà la Corte Costituzionale ha recentemente stabilito che i proventi derivanti dagli usi civici devono essere contabilizzati in maniera separata rispetto al normale bilancio comunale".
"Gravissimo, infine, il fatto che nella cava preesistente, chiusa da anni, siano presenti grandi cumuli di rifiuti, come documentato con il drone dalle associazioni, a dimostrazione dei rischi connessi all'apertura di queste cave su territori così importanti. Viene da chiedersi come mai i proponenti del progetto, subentrati recentemente nella concessione a seguito di gara, non abbiano fatto cenno alla cosa nella documentazione progettuale".


