Nuovo municipio, tutti assolti: accuse smontate dopo dodici anni

«Nessuna truffa dal costruttore Mascitti, dal dirigente comunale De Sanctis e dall’ingegnere Santoro» È quanto stabilito dalla Corte d’Appello. In primo grado erano stati condannati a 20 mesi di carcere
AVEZZANO. Tutti assolti, il fatto non sussiste. Con questa formula – e con un colpo di scena giudiziario – finisce la lunghissima vicenda giudiziaria esplosa 18 anni fa attorno alla costruzione del nuovo municipio in via Aldo Moro ad Avezzano. Struttura rimasta incompiuta, ancora oggi in abbandono.
LA SENTENZA
La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila (collegio presieduto dal giudice Aldo Manfredi, con Armando De Aloysio relatore e Alfonso Grimaldi a latere). Assolti Goffredo Mascitti di Celano (imprenditore, legale rappresentante della Irim srl che agiva per il gruppo di imprese che ha proposto gli interventi), Paolo Santoro di Avezzano (ingegnere, nominato direttore dei lavori dalla Irim) e Massimo De Sanctis (dirigente del Comune di Avezzano, all’epoca all’Urbanistica). Sotto accusa c’era anche il consorzio di imprese Irim, che in primo grado era stata condannata al pagamento della sanzione pecuniaria di 20mila euro. I tre imputati erano stati invece condannati dal tribunale di Avezzano a un anno e otto mesi di reclusione (con pena sospesa). Erano inoltre stati condannati al risarcimento in solido dei danni alla parte civile costituita, da liquidarsi in separato giudizio civile, con una provvisionale di un milione di euro a loro carico in solido. L’amministrazione comunale aveva allora chiesto un risarcimento di oltre 12 milioni. Ora arrivano le assoluzioni. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Domenicantonio Angeloni, Vittoriano Frigioni, Pietro Carotti, Mario Petrella e Franco Colucci.
QUALI ERANO LE ACCUSE
Dovevano rispondere del reato di truffa aggravata in concorso. Il procedimento penale era scaturito dall’inchiesta sulla costruzione dei nuovi uffici comunali di Avezzano. La vicenda si trascina da quando la giunta comunale, presieduta dall’allora sindaco, Antonio Floris, presentò un progetto per la realizzazione di un edificio nella zona nord della città e che avrebbe dovuto ospitare tutti gli uffici comunali e riqualificare il quartiere. Il costo della struttura, che ora si trova lì non utilizzata e ancora da completare, era stato stimato intorno ai 6,5 milioni ricavabili, in parte, da finanziamenti pubblici. Secondo la Procura, che all’epoca aprì l’inchiesta, l’operazione di variante del 2007 avrebbe fatto raddoppiare il costo dell’opera.
L’ITER GIUDIZIARIO
La vicenda ha avuto un iter molto macchinoso e articolato. L’inchiesta fu aperta nel 2011 e nel 2012 il gip di Avezzano aveva concesso delle misure restrittive, ma il Tribunale del riesame dell’Aquila aveva annullato tre delle quattro ordinanze cautelari, accogliendo l’appello presentato dalle difese. Ci fu poi il ricorso della procura. L’udienza fu rinviata per un difetto di notifica, ma successivamente il ricorso fu accolto e furono applicate le misure interdittive. Infine, la Cassazione annullò di nuovo. Santoro era stato sottoposto al divieto di esercitare l’attività di ingegnere, il dirigente dell’ufficio tecnico del Comune, De Sanctis, era stato sottoposto alla sospensione temporanea di pubblico ufficio e l’imprenditore Goffredo Mascitti non poteva esercitare la sua attività lavorativa. Nei confronti dell’allora consigliere di maggioranza, Vincenzo Ridolfi, venne disposto il divieto di dimorare nel Comune di Avezzano. Proprio Ridolfi, ex assessore all’Urbanistica, fu rinviato a giudizio. Seguì un diverso procedimento, con rito ordinario, e fu assolto. Sulla vicenda è stata aperta anche una procedura davanti alla Corte dei conti, sospesa nel 2018 proprio in attesa della vicenda penale. (p.g.)
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