Nuovo ponte, si ricomincia: fine lavori a dicembre 2024

Biondi posa la prima pietra: «Sarà un attrattore monumentale per turisti e studiosi» Un lavoro complesso dopo anni di ritardi. Divieti per 200 giorni in tutto il quartiere
L’AQUILA. Segnatevi ora e data: 11.32 e 46 secondi del 23 ottobre 2023. Il sindaco Pierluigi Biondi, su via Persichetti, circondato da un nugolo di giornalisti e operatori, dai responsabili delle ditte chiamate a portare a termine l’opera, assessori, consiglieri comunali e qualche curioso armato di cellulare, poggia a terra la prima pietra del nuovo ponte di Belvedere. Da oggi si fa sul serio, a detta del sindaco: niente più carte, Pec e tavoli tecnici. La parola passa ai mezzi da cantiere. Due grandi ruspe sono già pronte più in basso, mentre su via Fontesecco sono già stati posizionati i segnali di divieto di sosta con le date di apertura e chiusura del cantiere: 23 ottobre 2023-24 dicembre 2024. Duecento giorni, dice l’ordinanza del Comune. La solita confusione per la foto di rito, gli abbracci e un piccolo rinfresco con un tappo di spumante che vola via. Al momento del rinfresco sparisce Marino Serpetti, di Todima e amministratore della Scarl Belvedere, l’associazione temporanea di imprese che materialmente costruirà il ponte. Lo devono richiamare che è già in cantiere, a controllare le aree per l’inizio dei lavori.
Ci sono un po’ tutti, anche il vice Raffaele Daniele, accusato in passato di aver precipitosamente data per fatta la pratica di costruzione del ponte. La precedenza va al sindaco Pierluigi Biondi, che indossa una maglietta del Premio Borsellino per una intervista prevista subito dopo in vista dell’omonimo premio di sabato prossimo. «Si tratta di un’opera tecnologicamente innovativa», spiega il primo cittadino, «ecosostenibile, che si annuncia come un attrattore monumentale per turisti e studiosi delle infrastrutture civili. È la nostra terra che si rinnova, sappiamo quanto sacrificio è chiesto agli aquilani, alle prese con la ricostruzione e la rivitalizzazione della città, su più fronti aperti e in corso. L’amministrazione non risparmierà un solo minuto, una sola risorsa nella direzione che tutti auspichiamo».
Quaranta metri più in basso, i semafori continuano a regolare il flusso di auto su via XX Settembre.
«Chiediamo di essere pazienti», è l’invocazione del sindaco.
A spiegare i lavori ci pensa Luca Carosi di Casarchitettura.
«È un’opera di straordinaria complessità», premette, «e non dovete pensare che fra una settimana si vedrà già il ponte. Per fare le fondazioni ci vorranno non meno di 6, 7 mesi. Dovremo piantare dei supporti enormi, da 120 centimetri di diametro e lunghi fino a 18 metri».
«Su questa struttura poggerà la fondazione per l’antenna di acciaio che sarà realizzata dalla Taddei a Poggio Picenze», prosegue, «all’ultimo momento, arriveranno i conci, gli elementi della parte orizzontale del ponte, che saranno fatti scivolare in sede da via Persichetti mentre altri verranno alzati da via Fortebraccio».
Un residente, Gianluca Museo, arriva e abbraccia Biondi. Il risultato è un po’ merito suo. In effetti è stato lui, alcuni anni fa, con altri cittadini dell’area, a riportare la questione del ponte al centro della cronaca cittadina.
L’opera doveva costare 4,6 milioni di euro, compresi quelli di demolizione del 2021; era questo il valore degli interventi della nuova infrastruttura “strallata”. Il costo complessivo sale però a 6,1 milioni di euro a causa degli aumenti innescati dalla guerra tra Russia e Ucraina. Luca Carosi ne spiega anche il meccanismo.
«Non è che noi abbiamo sbagliato i calcoli e chiediamo soldi in più», avverte, «l’aumento dei costi è automatico e previsto da una legge del 2022 del governo Draghi»
«Addirittura», continua, «lo Stato contabilizza queste spese su un capitolo speciale».
«Gli aumenti hanno riguardato acciaio e cemento», conclude Carosi, «e un ponte è fatto esattamente di questo, acciaio e cemento».
Ma c’è chi non è convinto. Paolo Romano, consigliere comunale di L’Aquila nuova, ricorda però «di aver depositato in consiglio comunale un’interrogazione dettagliata che contiene domande a cui l’amministrazione non può più esimersi di rispondere». Le domande a cui il consigliere comunale chiede risposte riguardano: «Lo sdoppiamento dei progetti esecutivi, di demolizione e ricostruzione, i costi lievitati della ricostruzione del ponte rispetto all’offerta di gara, le dimissioni del responsabile unico del procedimento, Mario Di Gregorio sostituto solo a giugno dall’architetto Vincenzo Tarquini».
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