Oasi del cervo ai cacciatori, scontro a Lecce
LECCE NEI MARSI. L’area faunistica del cervo di Lecce dei Marsi affidata ai cacciatori? Una scelta sbagliata per il Wwf. La decisione presa dall’amministrazione comunale, in accordo con il Parco,...
LECCE NEI MARSI. L’area faunistica del cervo di Lecce dei Marsi affidata ai cacciatori? Una scelta sbagliata per il Wwf. La decisione presa dall’amministrazione comunale, in accordo con il Parco, non è andata giù all’associazione ambientalista che ha espresso preoccupazione soprattutto per l’approccio alla gestione. «Il cervo è un importante rappresentante della fauna selvatica», hanno commentato dal Wwf, «è stato proprio il Parco, nei primi anni ‘70, a curarne la reintroduzione nel proprio territorio, nel quale si era estinto anche a causa di un intenso bracconaggio. Perché per i cacciatori, o almeno per molti tra loro, il cervo è selvaggina. Siamo consapevoli che l’ente pubblico debba mantenere aperto il dialogo con tutti gli attori del territorio: e i cacciatori locali possono anche rivestire un ruolo di interlocutori, soprattutto per quanto attiene le modalità di istituzione e di governo delle aree contigue che attendono di vedere attivata una reale gestione. Questo non toglie che condividere la responsabilità di strutture che ospitano specie faunistiche è tutt’altra questione». Sulla questione è intervenuto il vice sindaco di Lecce nei Marsi, Augusto Barile, che ha ricordato invece l’importanza di questo progetto per il territorio. «Il Wwf è prevenuto e non riesce a far dialogare delle parti che normalmente sono contrapposte tra loro», ha precisato Barile, «questo progetto è emerso durante un’altra attività che abbiamo portato avanti insieme al Parco e all’Istituto per l’agricoltura e l’ambiente, ovvero il campo per l’orso dove sono stati seminati, proprio dai cacciatori, granturco e alberi da frutto. La riserva del cervo sta fuori dalla zona di protezione del Parco e proprio per questo i cacciatori aiutano i guardiaparco a monitorare la fauna di pregio o a fare segnalazioni di abusi». (e.b.)
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