Occupazione, pausa forzata già per 850

15 Aprile 2020

La Cgil: «I dati negativi sono destinati a crescere». Piccole imprese e turismo i comparti che stanno peggio

SULMONA. Sono già 850 i lavoratori sulmonesi in pausa forzata da circa un mese per l’emergenza Coronavirus. Il numero viene fuori, con le dovute proporzioni, dai dati provinciali divulgati dalla Cgil sui dipendenti che hanno già fatto accesso alle misure straordinarie di sostegno al reddito. Un dato destinato a crescere nelle prossime settimane, perché le richieste di imprese, aziende, artigiani, commercianti continuano ad arrivare ogni giorno. Le categorie più colpite sono quelle legate al commercio, al turismo, alle varie produzioni industriali non ritenute fondamentali, ma soprattutto le piccole imprese, gli artigiani, i lavoratori delle varie cooperative. A Sulmona sono 552 i lavoratori già in cassa integrazione, 236 quelli che hanno fatto richiesta del Fondo di integrazione salariale, 47 quelli in cassa integrazione in deroga e 15 con Fondi di solidarietà bilaterale. «Purtroppo le richieste continuano ad arrivare», interviene Anthony Pasqualone della Fp Cgil, «quindi i dati saranno destinati a salire nel breve periodo e quello che ci preoccupa è il dopo». Già il dopo, o fase 2 che si voglia dire, farà da spartiacque tra le attività sopravvissute e quelle no a causa della crisi economica conseguente al Coronavirus. In provincia dai dati raccolti ed elaborati dalle categorie sindacali della Cgil viene fuori che la cassa integrazione ordinaria riguarda oltre 7mila lavoratori, il Fondo di integrazione salariale (Fis) circa 3mila la cassa in deroga (Cigd) circa 600 ed i fondi di solidarietà bilaterali (Fsb) circa 200. «E’ uno scenario ancor più preoccupante se pensiamo che si inserisce nella condizione già deprivata del nostro territorio che negli anni ha subito un costante arretramento economico e salariale», aggiunge il segretario provinciale Fp Cgil Francesco Marelli. Tutto questo senza contare il sommerso e cioè le varie colf a servizio delle famiglie non regolarizzate, così come badanti e assistenti familiari e i lavoratori in nero del commercio, dell’agricoltura e del turismo, che non avranno accesso nemmeno alle misure di sostegno al reddito. Il dato è destinato, poi, a moltiplicarsi se riferito al Centro Abruzzo e in particolare in Alto Sangro, coi tantissimi alberghi, ristoranti, b&b in sofferenza e gestori e lavoratori degli impianti sciistici chiusi.
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