«Occupiamo il municipio per salvare Maternità»

Sulmona, protesta del centrodestra: sdraio, coperte e striscioni anche di notte La Civita: «Resteremo finché il presidente D’Alfonso non ci darà risposte»
SULMONA. Scatta l’occupazione del Comune in difesa del punto nascita dell’ospedale. L’iniziativa è dei rappresentanti delle forze di centrodestra (Forza Italia, Sovranità, Fratelli d’Italia e Nuova Sulmona), che chiamano a raccolta la cittadinanza. Le motivazioni della protesta sono state spiegate in quella che doveva essere un’assemblea pubblica, ma che è dovuta diventare una conferenza stampa per la mancata concessione dell’aula consiliare.
«Ho fatto tutte le richieste nei tempi» spiega il consigliere e vice presidente del consiglio Luigi La Civita «ma l’aula ci è stata negata. Questo Comune non può essere gestito come una proprietà privata. Resteremo qui finché D’Alfonso non ci darà risposte».
Non ci sono simboli di partito, ma all’iniziativa del centrodestra si unisce a un certo punto anche il sindaco Peppino Ranalli, che prova a farli desistere da quella che sarebbe la prima occupazione della storia recente di palazzo San Francesco. «Vi chiedo di combattere questa battaglia assieme» sollecita in più occasioni il sindaco «vi invito per questo a non occupare, perché le strade istituzionali da percorrere sono molte. Perciò non chiedetemi di firmare una richiesta di consiglio con chi mi chiede di strappare la tessera del Pd. Farò questa battaglia all’interno del mio partito, chiedendo un incontro al ministro Lorenzin». Fallito il tentativo di convincimento, i rappresentanti del centrodestra spiegano le loro ragioni. «Sulmona è un punto di riferimento per l’Alto Sangro e per altre zone disagiate» fa notare il consigliere regionale Emilio Iampieri «noi abbiamo presentato due risoluzioni: una generale e una su Sulmona. Qui si tratta di una battaglia di civiltà». Tesi sposata anche da Mariella Iommi di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «Qui al problema orografico è strettamente connesso quello climatico: l’elicottero non si alza col maltempo e le ambulanze viaggiano male. Perciò dobbiamo avere un punto nascita sicuro e soprattutto accessibile». Mentre l’ex consigliere comunale Gaetano Pagone e Alberto Di Giandomenico esortano a «svegliare la città dal torpore» e l’ex assessore Mauro Tirabassi a «combattere una battaglia trasversale”, l’onorevole Fabrizio Di Stefano se la prede con D’Alfonso. «Purtroppo la politica perde di credibilità perché troppo spesso non mette in pratica quello che promette», dice. Ancora in attesa di una risposta dal ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin alla sua interrogazione sulla questione (diventata urgente dopo la firma di 39 parlamentari), la senatrice Paola Pelino porta gli ultimi aggiornamenti da Roma.
«Dalla salvezza del punto nascita dipende la rinascita di questa città» avverte «ho presentato un’interrogazione al ministro della Salute a cui risponderà a breve e lei ha detto più volte che gli standard si possono rivedere, rimettendo la questione alla Regione. Da qui la nostra iniziativa che più che di protesta vuole essere di richiamo della giusta attenzione». Intervengono anche l’ex assessore Lorenzo Fusco, che fa notare come la chiusura del reparto andrà a pesare soprattutto sulle persone meno abbienti, e l’ex primario Giuseppe Verrocchi che ricorda i bei tempi, di quando si facevano dai 600 ai mille parti. Rimette al centro il diritto alla salute la vice presidente della Provincia, Antonella Di Nino. «Non è giusto che i cittadini paghino la mala gestione sanitaria che ci ha portato al commissariamento e che sta spingendo la Regione ai tagli», interviene. Sulla stessa scia anche l’ex presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano. Alla fine il sindaco prova l’ultimo tentativo, ma i consiglieri si mettono d’accordo sui turni di notte e posizionano striscioni, sdraio e coperta.
Federica Pantano
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