Ofena. Minacciò un lupo, rischia il porto d’armi

La polizia valuta la revoca della licenza di caccia a Dino Rossi. Lui però si difende: «La mia era solo una provocazione politica»
OFENA
«A fare la differenza non è tanto quello che si fa, ma come lo si fa». La massima, alternativamente attribuita a filosofi, psicoterapeuti e mental coach, sembra fatta apposta anche per Dino Rossi, vicepresidente nazionale Tutela Rurale, di recente finito nel mirino di animalisti e carabinieri. E adesso pure della polizia amministrativa, con quest’ultima che ha a sua volta «avviato l’iter finalizzato al rigetto dell’istanza di porto di fucile ad uso sportivo e caccia». E poco importa che per lui, quell’ultimatum lanciato alle istituzioni tramite i suoi profili social («Vi do tre giorni di tempo altrimenti gli sparo io al lupo»), era in realtà una semplice provocazione a fin di bene. Di quelle anzi orientate a proteggerle le persone – e in particolar modo i bambini – la cui serenità, prima ancora della cui incolumità, è a suo dire in pericolo ormai da settimane a Noicottaro, nel Barese, dove nel giro di un mese sarebbero stati registrati almeno tre attacchi sferrati ad altrettanti minori. E dove è stata organizzata anche una task force allo scopo di catturare l’animale così da chiudere quella che più i giorni passano, più somiglia a una vera e propria caccia ai fantasmi. «Il procedimento amministrativo è scaturito da un video pubblicato sui canali social in cui Rossi minacciava di recarsi a Noicattaro per uccidere dei lupi che avrebbero aggredito dei bambini, suscitando notevole clamore sugli organi di stampa», si legge nel documento prodotto dalla questura dell’Aquila. «Detto comportamento induce quest’Ufficio a non formulare un giudizio di piena affidabilità per il porto d’armi». «La mia era evidentemente una provocazione, e mi meraviglia che tutti l’abbiano presa così tanto sul serio», si difende Dino Rossi, vistosi prima privato delle armi in suo possesso e ora sul punto di perdere definitivamente la possibilità di tornare a premere prima o poi un grilletto. Una provocazione a mezzo social che però, a quanto pare, gli sta costando più del dovuto, tenuto conto della pubblicazione di un semplice video. E che anche stavolta, come ricordano guru e filosofi, è sempre come la si fa, la provocazione, a fare la differenza.
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