Finanziere ucciso sulla statale: guidatore condannato a 5 anni di carcere

La tragedia del Sermone, la sentenza. Aumento di pena per il fabbro che nel 2021 travolse il 61enne Emilio Ciammetti (foto) mentre attraversava sotto la pioggia. In primo grado gli erano stati inflitti 3 anni e 4 mesi nonostante la fuga e le tracce di droga nelle urine
L’AQUILA. Cinque anni di reclusione in luogo dei tre anni e quattro mesi decisi in primo grado. La Corte d’Appello dell’Aquila presieduta da Laura D’Arcangelo (consiglieri Andrea Di Berardino e Daria Lombardi), ha rideterminato la pena inflitta il 15 novembre 2023 dal tribunale aquilano a Valentino Cervelli, il fabbro 47enne di Barete che l’8 marzo 2021, alla guida di una Bmw, travolse e uccise sul colpo Emilio Ciammetti, per tutti “Ciammettò”, l’ex finanziere e soccorritore alpino di 61 anni falciato mentre attraversava la statale 80 in prossimità delle strisce pedonali.
La vittima fu centrata dall’auto all’altezza del Cermone, mentre andava a comprare un mazzo di fiori in occasione della festa della donna. Dopo l’impatto, l’automobilista tirò dritto fino ad allontanarsi dal luogo dell’investimento, per poi essere rintracciato solo in un secondo momento dai carabinieri. L’accusa a suo carico fu quindi quella di omicidio stradale con l’aggravante dell’omissione di soccorso.
Ad appesantire la posizione dell’imputato ci furono poi i risultati delle analisi delle urine, che evidenziarono la presenza di tracce di cannabis e cocaina. Come poi emerso in occasione del processo di primo grado, al momento dell’incidente (avvenuto intorno alle 19.30) le condizioni di visibilità non sarebbero state ottimali per via della pioggia, così come il consulente tecnico della Procura accertò che la vittima fu travolta da tergo. Elementi, questi, che avevano portato il tribunale dell’Aquila ad accogliere le ragioni sostenute dalla difesa – rappresentata dall’avvocato Guglielmo Santella – tra cui quella del consumo di droga risalente ad alcuni giorni precedenti all’investimento e di conseguenza del tutto ininfluente ai fini dell’idoneità alla guida da parte del suo assistito.
Nelle motivazioni della sentenza si legge infatti che «la vittima, nell’attraversare il tratto di strada sulle strisce pedonali, a un certo punto ha proseguito in diagonale abbandonando le stesse strisce, volgendo le spalle rispetto al senso di marcia della corsia da lui in quel momento occupata», cosa che «non gli ha consentito di avvedersi dell’altrui condotta pericolosa, quella appunto posta in essere da Cervelli». Si trattò dunque di una sentenza che riconosceva il concorso di colpa da parte della stessa vittima pari a un terzo della responsabilità dell’incidente. Lo stesso poi costatole la vita. Sull’idoneità alla guida da parte dell’investitore fu invece messo nero su bianco che «il dibattimento non ha consentito di superare il dubbio che la presenza di droghe nel sangue non corrispondesse a un effettivo e presente stato di alterazione». Ieri, però, la Corte d’Appello dell’Aquila ha deciso per l’aumento di pena, compresa l’interdizione dai pubblici uffici, passata da temporanea a perpetua. Entro 90 giorni le motivazioni.
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