«Ok ai 10 milioni per l’area di Collemaggio»

6 Gennaio 2016

L’AQUILA. «Riscontriamo con favore, apprendendolo dalla stampa, la volontà da parte di Comune e Regione di destinare 10 milioni di euro del “Masterplan Abruzzo” per l’area di Collemaggio». Lo si...

L’AQUILA. «Riscontriamo con favore, apprendendolo dalla stampa, la volontà da parte di Comune e Regione di destinare 10 milioni di euro del “Masterplan Abruzzo” per l’area di Collemaggio».

Lo si legge in una nota del Comitato 3e32.

«Sono anni», si legge in un comnunicato, «che ci battiamo con ogni mezzo a difesa di questo splendido parco, lasciato in condizioni di degrado e abbandono da parte delle istituzioni. Insieme a tante altre associazioni abbiamo promosso un percorso partecipato con il quale abbiamo elaborato un manifesto di proposte per la rinascita e ricostruzione di Collemaggio, individuando anche una sorta di “asse centrale” da cui partire subito con il recupero dell’hotel in via dei matti, i laboratori per le associazioni e Casematte. Se si vuole investire questi fondi in un progetto che coinvolga le persone, crediamo che si debba partire da qui».

«Purtroppo però», prosegue la nota, «in questi anni, di promesse e proclami ne abbiamo sentiti tanti, mentre la realtà che viviamo è quella di un processo agli attivisti del 3e32 che hanno dato vita a Casematte – e alle tante esperienze che sono nate da essa – e che ad aprile arriverà alla sua udienza conclusiva. Nonostante i tanti impegni presi da Comune e Regione, nulla è stato fatto in questi anni per impedire che il futuro dell’unica esperienza di vita concreta, spazio sociale, culturale e autogestito all’interno del parco di Collemaggio venga deciso in un’aula di tribunale».

Si allude a un processo che è stato rinviato ripetutamente per i soliti vizi procedurali e che è lontano dalla definizione.

«Siamo convinti», conclude la nota, «che l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio possa diventare un laboratorio di idee ed esperienze socio-culturali, per la rinascita di tutto il territorio, ma solo all’interno di un processo partecipato dal basso che veda negli individui, singoli o associati, i veri protagonisti. Solo così si può dar vita a progetti concreti, al di là delle promesse, che sentiamo ripetere da ormai troppo tempo».

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