Omicidio stradale di Sara Sforza: quattro anni all’investitore Jarrar

5 Ottobre 2022

I giudici riconoscono le attenuanti all’imputato 28enne, ma confermano la sentenza di primo grado L’incidente provocò grande sdegno: l’automobilista stava sorpassando e guidava ubriaco e drogato

AIELLI. Pena confermata in Appello per Ayoub Jarrar, il marocchino, oggi 28enne, che il 2 gennaio del 2020 era alla guida dell’Alfa Romeo 159 che si scontrò con la Renault Twingo guidata da Sara Sforza lungo la Tiburtina Valeria, all’altezza di Celano. L’estetista 23enne di Aielli perse la vita, mentre il fidanzato, Alessio Vergari, che viaggiava sul sedile del passeggero, restò ferito in modo grave. La vicenda fece molto scalpore non solo per la perdita di una giovane, ma anche perché il marocchino si era messo alla guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti (11 giorni prima, il 22 dicembre del 2019, era stato già denunciato per guida in stato di ebbrezza), senza patente e aveva effettuato un sorpasso in presenza della doppia striscia continua. I giudici di secondo grado, pur riconoscendo l’attenuante nei confronti dell’imputato, hanno confermato la pena inflitta dal tribunale di Avezzano, ovvero quattro anni per omicidio stradale (pena base 5 anni, aumentata a 6 ma ridotta a 4 con lo “sconto” previsto dal rito abbreviato) così come richiesto dal procuratore generale della Corte d’appello dell’Aquila, Alessandro Mancini.
Dopo aver letto la sentenza, arrivata ieri pomeriggio, il legale difensore di Jarrar, l’avvocato Leonardo Casciere, ha subito annunciato di voler ricorrere in Cassazione in cerca di uno sconto di pena. «Ai giudici della Suprema Corte voglio chiedere come mai in presenza del riconoscimento dell’attenuante in secondo grado i giudici non hanno ritenuto di dover riformare la pena», ha commentato Casciere. Il ricorso presentato da Jarrar è stato infatti accolto dai giudici della Corte d’appello dell’Aquila – Maria Gabriella Tascone, presidente, Flavia Grilli e Laura D’Arcangelo consiglieri – che tuttavia non hanno ritenuto di dover abbassare la pena. «Una minima compartecipazione della vittima, che aveva superato di poco il limite di velocità, anche se non voluta, che non esclude la responsabilità dell’imputato». Così l’avvocato Casciere aveva motivato l’istanza d’Appello richiedendo l’attenuante speciale nella speranza di ottenere un’ulteriore riduzione della condanna inflitta in primo grado che però non è arrivata.
«Attendo di leggere le motivazioni», commenta l’avvocato Lucio Cotturone, che rappresenta Vergari, «non condivido il riconoscimento di alcuna attenuante visto che lo stesso perito del giudice di primo grado ha ben osservato che il minimo superamento del limite di velocità da parte di Sara Sforza non ha influito in alcuno modo sulla causazione dell’evento, sul decesso della stessa e sulle lesioni di Vergari. Quindi l’incidente sarebbe comunque avvenuto con i medesimi esiti».
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