«Omosessuali offesi dalle parole del sindaco»

19 Marzo 2015

L’AQUILA. «Leggo con sdegno le parole usate dal sindaco, che parlando di infiltrazioni dei Casalesi nei cantieri aquilani, non si è potuto esimere dal gettare gli omosessuali nel calderone delle...

L’AQUILA. «Leggo con sdegno le parole usate dal sindaco, che parlando di infiltrazioni dei Casalesi nei cantieri aquilani, non si è potuto esimere dal gettare gli omosessuali nel calderone delle statistiche che dovrebbero giustificare queste “presenze” e pacificare il suo operato di fronte ai cittadini». Lo scrive in una nota Leonardo Dongiovanni segretario di Arcigay.

Nel commentare l’arresto, il sindaco aveva tirato in ballo le statistiche: con duemila cantieri attivi ci può essere un casalese, come persone alte, basse, omosessuali... «Certo» dice Dongiovanni, «nel suo flusso di coscienza non mancano neppure i tabagisti, gli alti, i bassi e i mori, ma non importa: infilare le persone omosessuali in un discorso sull’impatto delle mafie nella città terremotata, non si deve fare. Conosco Massimo Cialente come un sindaco simpatico, un po’ moderato magari, e posso supporre che non sia il caso di mettere in piedi dietrologie su cosa egli pensi o meno degli omosessuali, anche perché probabilmente il sindaco non si è semplicemente mai occupato del tema ed evidentemente ne sottovaluta la portata. Resta il fatto che mentre altrove sindaci del calibro di De Magistris aprono i Consigli Nazionali della mia associazione, gli attivisti ricevono riconoscimenti per il valore civile e gli assessori alle Pari Opportunità guardano all’Arcigay come ad un punto di riferimento e una ricchezza per il loro ruolo, all’Aquila a me e ai ragazzi viene persino omesso di rispondere a una richiesta protocollata per una sede ufficiale. Essendo Arcigay L’Aquila l’unica associazione per i diritti delle persone sul territorio provinciale, non capisco da dove provenga tutto questo imbarazzo. Ma se L’Aquila è il capoluogo di una regione, allora a maggior ragione un primo cittadino deve esimersi da certe gaffes, perché il linguaggio è tutto, né nella sua città gli omosessuali godono di un tale benestare da poter accettare una tale caduta di stile; città in cui, pur essendoci un Arcigay molto attivo, evidentemente gli omosessuali vengono tirati in ballo solo per gli scandaletti, i deliri fascisti di qualche consigliere comunale di vecchio stampo e le battute di Cialente. È forse questo lo spirito con cui L’Aquila pensa di diventare città moderna ed ambita dai giovani? ».

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