Onna dopo il sisma raccontata da Anno X

8 Aprile 2019

Presentato il documentario del regista Paolucci che ripercorre, con le voci degli onnesi, il dolore e la faticosa rinascita

L’AQUILA. È stato presentato ieri pomeriggio a Casa Onna il documentario del giornalista e regista aquilano Francesco Paolucci “Anno X” che ripercorre il post sisma nella piccola frazione aquilana di Onna. Paolucci così racconta l’idea centrale del progetto: «Il vento suona delicato in un fitto pioppeto, appena fuori un piccolo paese. Vicino ad un fiume ecco le luci di un’alba clemente nel caldo mese di luglio. Delle figure vestite di bianco, uomini, donne, ragazzi e anziani, camminano lente sull’erba ancora bagnata dall’umidità del mattino; una musica, un coro, un dolce lamento si diffonde, riempie l’aria e guida questo gruppo di persone verso il centro storico del paese, verso la chiesa di San Pietro Apostolo di Onna. Come in un sogno queste figure sono indefinite e si confondono tra una leggera foschia e il bagliore della luce del sole. Chi sono queste persone? Queste anime, queste figure guidano tutto. Questa immagine forte e leggera allo stesso tempo è stata la lanterna che mi ha guidato durante tutto il lavoro. Un cammino appassionante e non semplice».
Paolucci ricorda anche l’impatto che ebbe con Onna distrutta il 6 aprile del 2009: «Alle 10 di mattina entro a Onna dalla via di Monticchio. Una lunga crepa sull’asfalto taglia trasversalmente la strada, un uomo sui sessant’anni con un gilet amaranto e un cappellino blu con la visiera parla al telefono, racconta a qualcuno cosa è accaduto facendo un elenco di persone ferite e decedute. Nel tono sostenuto della sua voce la rabbia e al tempo stesso un sentimento al quale tuttora non saprei dare un nome; finita la telefonata si gira verso di me, portavo una piccola telecamera, e comincia a parlare come un fiume in piena: “...ondulatorio, sussultorio... ha fatto di tutti i tipi. Guarda quanto si è abbassata la strada... guarda...si è abbassata di trenta centimetri...”. Poi un elicottero rumoroso sulla testa, il cartello bianco con scritto Onna e sullo sfondo il Gran Sasso ricoperto di neve, un cielo troppo blu, un uomo anziano seduto con la testa tra le mani su una sedia in mezzo alla strada e in lontananza qualcuno che si allontana con una coperta sulle spalle trascinando un trolley. Poi ho spento la telecamera per accenderla di nuovo un mese dopo. Sono trascorsi dieci anni e torno ad Onna quasi come fosse un appuntamento lasciato in sospeso a raccontare e a raccontarmi. Sono un giornalista, ma sono anche un terremotato e mi riconosco negli sguardi delle persone incontrate per le interviste, ogni parola mi risuona come un’eco, il dolore e la voglia di riscatto appartengono in qualche modo anche a me. Un ringraziamento va a tutti i membri delle associazioni di Onna che mi hanno coinvolto e coadiuvato in questo viaggio iniziato più di un anno fa. Grazie agli intervistati, alle persone che hanno collaborato e al Coro della Portella per essersi prestata a un ardito esperimento musicale. E poi un ringraziamento speciale al giovane Luigi Tarquini che, con le sue musiche, mi ha aiutato a portare il documentario nella giusta direzione». Il film di Paolucci è un racconto corale con le voci di tanti onnesi che ripercorrono i momenti della tragedia e i 10 anni di una lenta e faticosa rinascita. La presentazione è stata introdotta dai presidenti delle associazioni Onna Onlus, Pro loco e Centro anziani che hanno sostenuto il progetto realizzato anche grazie all’intervento economico di Unirest.
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