Onori del sindaco e dei figli delle vittime

Su permesso della prefettura Santilli ha deposto una corona davanti alla lapide dei due braccianti Paris e Berardicurti
CELANO. Settant’anni fa venne scritta una delle pagine più sanguinose della storia di Celano e della Marsica.
Era il 30 aprile del 1950, quando in piazza IV Novembre, nel Palazzo comunale, la Commissione di collocamento al lavoro stava stabilendo i turni per i braccianti che sarebbero stati impiegati a lavorare nelle campagne agricole del Fucino. Una lista che rappresentava la vita, il pane da portare a casa per sostentare la famiglia.
Improvvisamente, carabinieri, esponenti di destra-ex fascisti e guardie di Torlonia iniziarono a sparare sulla folla inerme. Subito si scatenò il panico, sul selciato rimasero i corpi di Agostino Paris, di 45 anni, e Antonio Berardicurti, di 35, oltre a 19 persone rimaste ferite. Un episodio, quello accaduto a Celano, che ebbe risonanza nazionale, il bilancio dei morti non fu più pesante solo perché in molti trovarono riparo nascondendosi dietro ai pali di cemento, che di lì a poco sarebbero stati posizionati per l’illuminazione pubblica. Nel corso degli anni, in occasione della ricorrenza, si sono celebrate cerimonie al cimitero: quest’anno, a causa delle restrizioni per il coronavirus, il sindaco Settimio Santilli e i figli delle due vittime hanno deposto una corona di fiori sulla lapide che li ricorda, cerimonia per la quale il primo cittadino di Celano aveva inviato una comunicazione alla prefettura.
L’eccidio è stato ricordato da moltissime persone anche sui social, con la pubblicazione di documenti dell’epoca e molto altro. Il sindaco ha anche evidenziato che per quest’anno c’era l’intenzione di organizzare eventi legati a questa tragedia: tutto rimandato, fino a quando non sarà passata l’emergenza sanitaria.
Santilli ha voluto rimarcare ancora una volta come il sacrificio di quei lavoratori e la determinazione di chi lottò per il diritto al lavoro, abbiano permesso al Fucino oggi di essere una delle risorse economiche più importanti e sicuramente quella trainante del comprensorio marsicano, e non solo. Quelle lotte, gli scioperi, la determinazione di un intero territorio, quello della Marsica, riuscirono ad avere la meglio sui poteri forti dell’epoca. Tra i protagonisti di quei giorni l’onorevole Giancarlo Cantelmi, all’epoca dei fatti segretario del Pci della sezione di Celano e uno dei capi delle lotte contadine. Quei colpi d’arma da fuoco erano diretti proprio verso di lui: anche Cantelmi trovò riparo dietro ai pali di cemento, ancora adagiati sul selciato. Daniele Iacutone, coordinatore del Movimento 30 Aprile 1950, ha evidenziato come quel giorno ha segnato per sempre la storia di Celano e dell’intera Marsica, «una tragedia che ha colpito duramente due famiglie». Sulla storia del Fucino e sull’Eccidio, un gruppo di ragazzi celanesi sta portando avanti una ricerca storica per ricostruire dettagliatamente i fatti dell’epoca.
Nel corso di questi 70 anni Celano non ha mai dimenticato: tante le cerimonie, ma non solo. Anni fa venne intitolata una piazza in ricordo del 30 Aprile, sono stati organizzati convegni sulla tematica delle lotte nel Fucino per il lavoro. Ma la cosa che ancora oggi lascia l’amaro in bocca è nel fatto che per quei morti non ha pagato nessuno: i colpevoli, nonostante un processo, non sono mai stati identificati. Oggi, al Tgr Abruzzo delle 14, collegamento da Celano con la giornalista Roberta Mancinelli e vari ospiti per ripercorrere la storia della tragedia.
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