Open day Italsacci, tante domande sul combustibile

In fabbrica scolaresche e l’intero consiglio comunale con il sindaco Di Martino I vertici dell’azienda: siamo aperti a tutti, non abbiamo nulla da nascondere
CAGNANO AMITERNO. «Noi produciamo cemento. Lo facciamo dal 1864. Non bruciamo rifiuti e, anzi, se nel ciclo entrasse qualcosa che non è certificato e controllato, per noi sarebbe un danno». Quella sull’uso del Css, il Combustibile solido secondario derivante dal ciclo della raccolta differenziata, è ovviamente la prima domanda a cui il direttore tecnico di Italcementi, Agostino Rizzo, deve rispondere appena i rappresentanti delle comunità locali varcano i cancelli della Cementeria Italsacci per l’open day.
Dal 2 gennaio Italcementi ha rilevato l’azienda da Cementirsacci, che a sua volta l’aveva rilevata da Sacci, e all’ingresso campeggia il cartello con il nome della nuova società. Nel piazzale ci sono i ragazzi, quelli delle scuole superiori, medie e elementari, per osservare con i loro occhi la catena di produzione del cemento. Un piccolo prodigio chimico che, partendo dal calcare e dall’argilla delle cave del circondario e con l’aggiunta di una gran quantità di energia, si trasforma in klinker, delle palline che ulteriormente lavorate diventeranno il cemento con il quale si costruiscono strade, ponti e case. «La crisi ha dimezzato la produzione», spiega il direttore dello stabilimento aquilano Giovanni Catucci. «Oggi produciamo circa 1300 tonnellate di cemento al giorno, con punte fino a 2000. E la qualità del prodotto è fondamentale per reggere il mercato». Settantadue operai fissi in azienda, a cui si aggiungono 220 unità nell’indotto, logistica e controlli. Ad ascoltare i vertici di Italcementi c’è tutto il consiglio comunale di Cagnano Amiterno. «Noi lo stabilimento lo abbiamo nel territorio», dice il sindaco, Iside Di Martino, che ha anche qualche sassolino dalla scarpa da togliersi, ricordando la manifestazione di mesi fa contro l’utilizzo del Css nello stabilimento. «Dopo un gran numero di tavoli tecnici, alla manifestazione sono intervenute persone, anche colleghi, che erano all’oscuro su tutto».
«Vorremmo che i detrattori venissero a visitarci», afferma Rizzo, «non abbiamo nulla da nascondere. Il ciclo è monitorato 24 ore su 24 e i risultati vengono inviati all’Arta con un sistema blindato per noi impossibile da aggirare».
«E stiamo perfezionando il contratto con l’Università per controlli aggiuntivi rispetto a quelli Arta», aggiunge il primo cittadino di Cagnano. Ma com’è fatto questo famigerato Css? Per i profani è quasi una delusione. Coriandoli, tra l’altro senza un odore particolare, che arrivano da Chieti, dall’unica azienda autorizzata a produrre questo combustibile «che contribuisce al 20% del fabbisogno energetico, per il resto si usa il pellet di carbone che arriva dall’estero», spiega il direttore tecnico. «L’uso del Css in Italia raggiunge solo il 17%, una percentuale che in Germania si registrava 25 anni fa. Oggi i tedeschi sono al 65%».
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