Opera di Ninni Nomo donata alla basilica

12 Ottobre 2017

PESCINA. Un’opera sacra dal titolo “Il Sacrificio compiuto” è stata donata dall’autore, Antonio Di Legge, in arte Ninni Nomo, alla basilica di Santa Maria delle Grazie. L’opera rappresenta una...

PESCINA. Un’opera sacra dal titolo “Il Sacrificio compiuto” è stata donata dall’autore, Antonio Di Legge, in arte Ninni Nomo, alla basilica di Santa Maria delle Grazie. L’opera rappresenta una particolare crocifissione, lontana dal carattere comune alle altre crocifissioni. Lo stesso artista, in una chiesa gremita, ha illustrato e spiegato la sua opera definendola unica al mondo, poiché non esiste dipinto con una Crocifissione in cui vi sia un Cristo sorridente, senza segni di violenza sul corpo, senza ferita sul costato e con una carne rosata e viva, non emaciata e cinerea come è di consueto rappresentata. L’opera rivisita un po’ l’aspetto teologico in un contesto di assenza di tempo ove si vive un continuo presente che è la prerogativa e la qualità propria del Creatore che è senza tempo. Il Maestro ha sviluppato un’analogia tra il Sacrificio di Isacco e quello del Cristo in un contesto di contiguità tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Una strada esalta quella contiguità poiché costeggia le due epoche rappresentate a significare che, nonostante sia aspra, faticosa e dolorosa, bisogna percorrerla per arrivare a quella Croce di risurrezione per vincere il peccato rappresentato dalla mela marcita e la morte raffigurata nel teschio. Il tutto in una scenografia fucense. Erano presenti il consigliere regionale Maurizio Di Nicola, il sindaco Stefano Iulianella e il vice Tiziano Iulianella che hanno sottolineato l’importanza di tale dono per tutta la comunità pescinese. C’erano anche il comandante della polizia provinciale, Antonio Del Boccio, e il direttore della Bper, Fabrizio Di Nicola, che hanno dato inizio e seguito al percorso che ha portato l’artista alla donazione delle due opere, a Pescina e a San Pelino. Ha celebrato la funzione religiosa il parroco della basilica, don Giovanni Venti, che ha messo in risalto altri particolari salienti del dipinto e ha quindi benedetto l’opera. Di Legge ha sempre mantenuto le sue radici e l’orgoglio di essere pescinese come testimonia la sua poesia “Pescina mé” che ha letto in chiesa.
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