Operai sfruttati, due patteggiano 18 mesi

6 Maggio 2018

Manodopera impiegata all’Aquila: altri quattro imprenditori sono stati rinviati a giudizio, ci sono anche Salvatore e Di Meo

SULMONA. Erano stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta denominata “Social dumping” per aver a vario titolo, secondo la Procura dell’Aquila, impiegato e sfruttato nei cantieri aquilani della ricostruzione manodopera straniera, in particolare rumeni in procedura di distacco. Ieri i sulmonesi Francesco Salvatore, di 59 anni, e il 61enne Panfilo Di Meo sono stati rinviati a giudizio. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 16 ottobre davanti al Tribunale dell’Aquila. Con i sulmonesi sono stati rinviati a giudizio anche i teramani Giancarlo Di Bartolomeo, 52 anni, e Massimo Di Donato, 56 anni. Nell’inchiesta erano finiti anche Antonio D’Errico 62enne di Tortoreto e Nicolae Otescu, detto Nico, di 49 anni. Questi ultimi due hanno deciso di definire il loro procedimento giudiziario patteggiando 1 anno e sei mesi di reclusione. Una decisione diversa quindi di quella assunta dagli altri protagonisti coinvolti, i quali hanno sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti. Soprattutto i due sulmonesi Francesco Salvatore e Panfilo Di Meo, entrambi difesi dall’avvocato Alessandro Margiotta. Sia Di Meo che Salvatore hanno sempre considerato la loro posizione processuale diversa da quella degli altri imputati sostenendo di essere stati «semplici utilizzatori della manodopera rumena e non già, come ipotizzato dal pubblico ministero, reclutatori e intermediari». Ragioni per le quali hanno ritenuto, in virtù della documentazione comunque acquisita agli atti, di affrontare il giudizio contando sulle evidenze probatorie con la certezza di arrivare a una piena assoluzione. In particolare, per quanto sarebbe emerso dalla perizia sulle intercettazioni disposta dal gup che confermerebbe la loro estraneità. I fatti risalgono all’estate del 2015 quando le sei persone finirono in cella dopo un esposto della Cgil sullo sfruttamento della manodopera straniera nei cantieri aquilani della ricostruzione. (c.l.)
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