Operai taglieggiati, funzionava così

2 Aprile 2017

«Li obbligavano a tenere una carta di credito dalla quale prelevavano le somme». Lucrati anche gli 80 euro di Renzi

L’AQUILA. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale ha fissato per giovedì 6 aprile gli interrogatori di garanzia delle quattro persone finite ai domiciliari in quanto accusate di aver sfruttato gli operai in alcuni cantieri della ricostruzione.

Si tratta di Salvatore e Francesco Tessitore, imprenditori del Casertano, Raffaela Testa, dirigente della ditta dei Tessitore, Luigi Lama anche lui imprenditore della provincia di Caserta.

Ecco come avveniva, secondo le ricostruzioni ufficiali della Procura, l’attività estorsiva. Si contano decine di casi simili anche se la dinamica è identica. «Costringevano», si legge in un capo di imputazione, «l’operaio X.Y. ad attivare una carta di credito prepagata e a lui intestata dove veniva accreditato il relativo stipendio e le competenze accessorie come cassa edile e assegni familiari, carta di pagamento che si facevano consegnare unitamente al codice identificativo, il Pin, effettuando successivi prelevamenti di somme fino a raggiungere gli interi importi accreditati. Salvo poi provvedere a pagare al dipendente stesso, in importi di gran lunga inferiore rispetto a quello indicato in busta paga, gli stipendi in contanti». Ma, paradossalmente, ai caporali, andavano anche gli 80 euro dati dal governo Renzi tolti ai manovali. Tanto per fare un esempio a uno di questi operai, facili da condizionare in quanto molto poveri e reclutati in Campania, veniva versato uno stipendio di circa 1.100 euro per poi ritirare addirittura qualche euro in più e restituire la metà o poco più. Con queste modalità i sospettati avrebbero lucrato circa 200mila euro. Il taglieggiamento vero e proprio, secondo gli investigatori, faceva perno soprattutto sul fatto che gli operai erano costretti a firmare le dimissioni in bianco prima di iniziare a lavorare. Chiaro che, a certe condizioni, presto o tardi qualcuno, non sopportando questo stato di cose, venisse indotto a parlare con i carabinieri facendo avviare le indagini. Questo, ovviamente, è solo il convincimento della Procura, ma il 6 aprile gli accusati potranno dire la loro. L’inchiesta, che non è la prima di questo genere all’Aquila, ha suscitato per le modalità anche gli interessi della stampa nazionale a cominciare dalla trasmissione di Rai3 Chi l’ha visto?

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