Operaio in nero morto folgorato Risarcimento di 600mila euro

13 Ottobre 2018

In tre condannati dal tribunale a pagare i danni subiti dalla moglie e dalla figlia, cade l’accusa per Rfi Ucciso dalla scarica elettrica della linea ferroviaria durante lavori in un’abitazione di Avezzano

AVEZZANO. Condannati a pagare un risarcimento danni di 610mila euro per la morte di un muratore, ucciso da una scarica elettrica mentre eseguiva lavori in nero. La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale ordinario di Avezzano, Andrea Dell’Orso, ed è relativa alla tragedia costata la vita a Aurelian Lucian Moldovan, romeno di 40 anni. La condanna riguarda Romeo Sabatino, di Magliano de’ Marsi, titolare dell’impresa di costruzioni, Fabrizio Ciafardoni, all’epoca committente dei lavori, in quanto proprietario della casa di Avezzano in cui era in corso la ristrutturazione, e di Giovanni Iaboni, di Luco dei Marsi, coordinatore della sicurezza.
Il tribunale di Avezzano li ha condannati a risarcire la moglie e la figlia della vittima, assistite dall’avvocato Berardino Terra, respingendo però la richiesta di risarcimento avanzata da altri familiari.
È stato invece escluso qualsiasi profilo di responsabilità per Rfi spa (Rete ferroviaria italiana).
L’incidente sul lavoro è avvenuto il 7 settembre 2011 in una casa di via Lombardia ad Avezzano. La ditta stava svolgendo interventi di ristrutturazione, anche del tetto, oltre a variazioni interne. Tutto regolarmente approvato dal Comune. L’operaio romeno, stando alla ricostruzione degli agenti del commissariato di polizia, si trovava sul tetto quando, dopo aver sfilato un tondino in ferro lungo circa sei metri, è andato a urtare i cavi della linea elettrica ad alta tensione (66 kv) della ferrovia. La scarica non ha lasciato scampo. Sempre stando alla ricostruzione, la distanza del ponteggio rispetto ai tralicci era di circa un metro e mezzo-due metri, inferiore a quanto stabilito dalla legge, ovvero 5 metri. Inoltre, Rfi, prima dell’esecuzione dei lavori, aveva diffidato «il compimento di attività edilizia senza il proprio preventivo consenso» (5 novembre 2010). Sempre nel corso dell’indagine, è stato accertato che Moldovan era stato licenziato dalla ditta il 13 luglio 2011 e quindi a settembre era al lavoro senza alcun regolare contratto di assunzione. Un operaio-testimone, inoltre, ha dichiarato che Moldovan «ha lavorato con me in quel cantiere anche nei giorni precedenti all’infortunio... preciso che il cavo l’avevamo visto sia io che il deceduto ma il datore di lavoro non ci ha mai detto che vi correva corrente elettrica».
Ancora pendente, invece, la vicenda in sede penale. Per Sabatino e Iaboni è in corso il giudizio dibattimentale, mentre per Ciafardoni, condannato con rito abbreviato a 5 mesi e 10 giorni di reclusione, è pendente il ricorso per Cassazione proposto contro la sentenza della corte d’Appello dell’Aquila che aveva integralmente confermato quella di primo grado.
©RIPRODUZIONE RISERVATA