«Ora dobbiamo essere bravi a lottare e a farci ascoltare»

L’AQUILA. Sindaco Pierluigi Biondi, quel 6 aprile era primo cittadino di Villa Sant’Angelo. Che ricordo ha di quella notte?«Una sorta di ricordo onirico, non volevo credere ai miei occhi, per qualche...
L’AQUILA. Sindaco Pierluigi Biondi, quel 6 aprile era primo cittadino di Villa Sant’Angelo. Che ricordo ha di quella notte?
«Una sorta di ricordo onirico, non volevo credere ai miei occhi, per qualche secondo mi sono detto che mi sarei presto svegliato da quel brutto incubo, ricordo l’odore acre del gas e della polvere, la disperazione dei miei concittadini, il coraggio incredibile di tanti che hanno scavato a mani nude tra le macerie o salvato persone arrampicandosi su muri pericolanti, ricordo il suono delle sirene e le divise».
E L’Aquila?
«Sono due realtà a prima vista non paragonabili, ma il metodo amministrativo si impara soprattutto nei piccoli Comuni, lì è stata una grande scuola che mi è servita per avere una visione d’insieme dei problemi e la necessità della ricerca di una strategia complessiva».
Come si vive da sindaco di una non-città?
«Non credo che L’Aquila sia una non-città, penso piuttosto sia una città alla ricerca di una identità rinnovata, fatta di memoria e prospettive, uno sforzo collettivo che la politica deve sostenere e accompagnare con idee visionarie e buona prassi amministrativa».
La ricostruzione l’avrebbe impostata così?
«Come diceva Corto Maltese “non sono nessuno per giudicare, ho un’antipatia innata per i censori”, per cui penso che dare i voti a distanza di anni sia un esercizio inutile, conta il “qui e ora”, così come il “lì e allora”. Penso solo che la ricostruzione sia partita senza che sia stata governata e abbia avuto una sua logica ben definita».
Dieci mesi e nessun avviso di garanzia...
«In famiglia ho ricevuto due insegnamenti fondamentali: la libertà e l’onestà, per cui la cosa mi lascia tranquillo, sono abituato a non avere a che fare con i cosiddetti “poteri forti”. Di contro, però, sono un tipo molto disponibile e genuino, difficilmente leggo malizia nei comportamenti altrui, per cui devo essere più scaltro, in una realtà così complessa, a evitare le bucce di banana che qualcuno potrebbe decidere di piazzare per fermare il cambiamento».
Sull’Aquila e il sisma riflettori spenti.
«Gli artefici del nostro destino siamo noi. La nostra forza dovrà essere la capacità di lottare, di farci ascoltare. Se i riflettori si spengono noi li dobbiamo far riaccendere».
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