«Orlando non vuole chiudere il tribunale»

Fina precisa il punto di vista del ministro della Giustizia: anzi, è pronto a qualche aggiustamento
SULMONA. Il no a ulteriori proroghe sui tribunali minori arrivato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, non andrebbe inteso come la condanna per palazzo Capograssi, ma come un’apertura a una modifica della geografia giudiziaria. Lo sostiene Michele Fina, coordinatore regionale di Rifare l’Italia Abruzzo, intervenendo sul tema dei tribunali di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano alla luce delle dichiarazioni del ministro Orlando in visita all’Aquila per l’inaugurazione dell’anno accademico.
«Per la prima volta il ministro della Giustizia ha avuto occasione di chiarire il suo pensiero in merito alla questione dei tribunali abruzzesi», spiega Fina, «Orlando ha detto: “Penso che dobbiamo tener conto di quello che è successo in questi anni e valutare anche se c’è da fare qualche aggiustamento”. Questa è stata una chiara apertura alla possibilità di rivedere la riforma della geografia giudiziaria abruzzese e a considerare tutte le osservazioni che in questi anni sono state sollevate. Sempre ieri, contestualmente, il ministro ha dichiarato: «Penso che sarebbe sbagliato fare dell’Abruzzo un’eccezione a livello nazionale» riferendosi ad una nuova possibile proroga dell’applicazione della riforma. Venerdì l’Ordine degli avvocati ha convocato un’assemblea pubblica in tribunale, dove è stato deciso di riprendere la lotta in difesa del presidio, attraverso una manifestazione pubblica con serrata dei negozi, un convegno sulla geografia giudiziaria e la messa in rete di addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali. «I prossimi mesi quindi», conclude Fina, «saranno utili a declinare nel concreto le indicazioni emerse».
Ma è nei numeri, che hanno visto azzerare pendenze e attese delle cause, che si riarma la battaglia in difesa di palazzo Capograssi. Il tribunale sulmonese è stato fra i primi in Italia ad attivare l’informatizzazione delle cause civili, attraverso il processo telematico, che ha concesso la riduzione del contenzioso.
Un caso pilota e di studio per gli altri tribunali italiani, grazie anche alla "rivoluzione» avviata dal presidente Giorgio Di Benedetto, che si è circondato di sei giudici molto giovani.
Resta un punto dolente, invece, quello della pianta organica degli amministrativi, ferma a 21 su 33 previsti e a solo la metà dei funzionari giudiziari (quattro su otto), con un sotto organico del 36 per cento. Nonostante queste carenze, le pendenze dei dibattimenti penali sono state ridotte del 51%; quelle del processo civile del 31% e quelle del contenzioso ordinario del 41%.
Con il ministero che – in contrasto con la legge – non rispetti il turn over del personale amministrativo, fiaccando dalla base i tribunali condannati a chiusura. (f.p.)
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