Orrori di guerra, Ateleta ricorda 103 vittime

29 Settembre 2019

Cerimonia per la medaglia di bronzo al valor civile. Legnini: «Qui iniziò la Resistenza italiana»

ATELETA. Era il 1943 quando, sotto gli occhi increduli di pochi cittadini, Ateleta fu distrutta dall’esercito nazifascista. Incendi ed esplosioni resero l’intero paese un cumulo di macerie. A guerra conclusa, furono 103 i civili vittime del conflitto, i quali sono stati ricordati ieri, ad Ateleta, durante la cerimonia per il riconoscimento della medaglia di bronzo al valor civile. Una cerimonia ricca di commozione che ha coinvolto numerosi partecipanti, fra i quali i consiglieri regionali Giovanni Legnini e Antonietta La Porta, il presidente della Provincia, Angelo Caruso, il vescovo Michele Fusco, l’architetto del Parco della Majella, Mario Mazzocca e il questore dell’Aquila, Orazio D’Anna. «Questa medaglia costituisce il mezzo con cui le voci straziate delle 103 vittime dell’occupazione nazifascista e le sofferenze dei cittadini, si proiettano verso il futuro», ha sottolineato Legnini, «questo ambito riconoscimento costituisce il corollario di alcuni atti e fatti storici che hanno caratterizzato il recente passato e che riposizionano la storia della resistenza abruzzese nel posto che merita nella storia nazionale e nelle vicende della Repubblica italiana. Gli abruzzesi contribuirono in modo decisivo alla liberazione del nostro paese. Qui iniziò la Resistenza italiana. Qui si consumarono alcune delle tragedie più gravi. Oggi non è solo il giorno della fierezza dei cittadini di Ateleta, ma costituisce una giornata importante per l’intero Abruzzo». La commemorazione, svoltasi in piazza Carolina, ha avuto inizio con l’accoglienza delle autorità ed è proseguita con gli onori ai caduti e con la deposizione delle corone d’alloro al Cippo monumento e al monumento ai caduti di tutte le guerre. «Il conferimento di questa medaglia è il frutto di una lunga e tormentata storia», ha spiegato il sindaco di Ateleta, Giacinto Donatelli, «Ateleta venne quasi completamente distrutta dall’esercito tedesco. Alcuni cittadini furono trucidati, altri trovarono la morte a conflitto concluso per lo scoppio delle mine. Ovunque si respiravano morte e distruzione. Gli abitanti dovettero assistere alla distruzione di quanto loro e gli antenati avevano costruito con il sudore della fronte. Questa medaglia è oggetto di gloria mia personale, dell’amministrazione e di tutta la cittadinanza».
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