Orso ucciso a fucilate, impugnata la sentenza

Tre associazioni contestano l’assoluzione dell’operaio: l’animale colpito alle spalle mentre era in fuga
SULMONA. Lo avevano annunciato subito dopo la lettura della sentenza e ieri hanno ufficializzato il ricorso. Lega antivivisezione, Salviamo l’orso e Wwf, hanno impugnato il provvedimento emesso dal tribunale di Sulmona il 10 aprile scorso con il quale il giudice Marco Billi ha assolto l’operaio di Pettorano sul Gizio che, nel settembre del 2014, aveva ucciso a fucilate un orso marsicano. L’impugnativa della sentenza è stata presentata dagli avvocati Elisabetta Ercole e Michele Pezone, al procuratore generale della Corte d’Appello dell’Aquila e al procuratore della Repubblica del tribunale di Sulmona.
Le tre associazioni, che nel corso del processo si erano costituite parte civile, hanno impugnato la sentenza citando numerose risultanze istruttorie che non troverebbero riscontro con le motivazioni della sentenza. Secondo Lav, Salviamo l’orso e Wwf e i loro legali, la responsabilità «al di là del ragionevole dubbio» è indubbia e accertata dai fatti prontamente e accuratamente ricostruiti dal personale dell’allora Corpo Forestale, dalla Procura di Sulmona e dalla perizia balistica presentata dalle stesse associazioni.
«I fatti oggettivi sono troppo numerosi e chiari per poter escludere la responsabilità di chi ha sparato con l’intenzione di uccidere l’orso. È accertato», sostengono, «che l’animale, essendo stato raggiunto da colpi che gli sono stati sparati alle spalle, non era rivolto verso il suo aggressore (fatto che esclude un atteggiamento di attacco) ma era già in fuga, ed è morto di peritonite causata dai pallettoni molte ore dopo essere stato colpito (quindi anche, presumibilmente, in seguito a molte sofferenze)».
Le tre associazioni Lav, Salviamo l’orso e Wwf Italia, mediante i loro legali, sottopongono quindi alla Procura una diversa versione dei fatti, sulla base di quanto emerso nel processo e durante le indagini, ovvero l’ipotesi di una vera e volontaria «esecuzione» dell’orso, «colpevole» di aver predato alcune galline, del valore di pochi euro e non adeguatamente custodite, ucciso dopo essere stato scoperto nei pressi dell’abitazione dell’imputato.
Dunque, la vicenda giudiziaria sull’uccisione dell’orso non è ancora chiusa. (c.l.)
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