Ospedale, basso grado di resistenza al terremoto

16 Novembre 2016

L’ingegnere Kisslinger: «Ci sono problemi in una parte della struttura» Il manager Tordera: «Adeguamento per 3,5 milioni in attesa del nuovo edificio»

AVEZZANO. Spunta una relazione sul grado di resistenza dell’ospedale di Avezzano a un eventuale terremoto. Lo studio mostra un indicatore di rischio bassissimo, inferiore allo 0.2. «Siamo impegnati a velocizzare l’iter per il nuovo presidio», ha spiegato il direttore generale Rinaldo Tordera, «nel frattempo ci saranno azioni di miglioramento sull’attuale struttura».

LO STUDIO. È stato commissionato dalla Regione e dall’Asl. L’esito è stato fornito a gennaio 2009. I tecnici che hanno coordinato il progetto, diretti da Giovanni Kisslinger e Francesco Ruvidi erano della Studio Kr e associati srl. Lo studio riguarda la “Verifica della vulnerabilità sismica degli edifici e del presidio ospedaliero di Avezzano, lotto Aq14 ai sensi dell’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri (Opcm) 3502/2006”.

I VALORI. La parte critica dell’ospedale è quella denominata “Corpo di fabbrica B”, una delle ali principali dell’ospedale. L’indicatore di rischio è molto basso e va da 0.138 a 0.245. In questo caso, secondo i progettisti che hanno eseguito lo studio, lo stato limite del danno lieve è condizionato dalla «ridotta resistenza di una trave di copertura». Un rinforzo locale di questa trave, sempre secondo i tecnici, sarebbe sufficiente a incrementare l’indice di rischio da 0.138 a 0.501 e quello di 0.245 a 0.625. Tra i possibili interventi di miglioramento vengono consigliati «l’inserimento di sistemi strutturali integrativi per l’assorbimento delle azioni orizzontali e la riduzione degli effetti di torsione con pareti di taglio e controventi in acciaio», oltre a «un’incamiciatura in acciaio». Migliori, ma non soddisfacenti, gli indici per l’altro corpo principale, quello “A”, con valori che vanno da 0.408 a 0.421.

L’ESPERTO. «C’era un corpo dell’ospedale con problemi, con un indice bassissimo», chiarisce l’ingegner Kisslinger, un tecnico di spessore nel panorama nazionale e non solo, presidente della Consulta delle Regioni dell’Oice (Organizzazioni italiane di ingegneria e architettura di Confindustria), «adesso più che parlare di indice di rischio adesso si parla di vita residua. C’è una circolare emanata dalla Protezione civile che indica qual è l’azione che deve fare l’amministrazione in base alla vita residua statistica. Se la vita residua è inferiore a due anni l’edificio va sgomberato. È chiaro che un edificio che ha un indice di vulnerabilità inferiore a 1.0 non è un edificio che può resistere a qualunque sisma prevedibile in quella zona, purtroppo è statistica. Quindi 0.13 significa che l’edificio è in grado di assorbire un sisma che abbia un’accelerazione massima pari al 13% del massimo che uno ci si aspetti in quella zona. È molto basso».

L’ASL REPLICA. Ci si chiede, dopo gli accertamenti e dopo l’esito della relazione, quali interventi siano stati messi in atto in questi anni? «L’attuale ospedale, risalente agli anni Sessanta», spiega al riguardo il manager Tordera, «fu realizzato con criteri che ovviamente non potevano essere quelli antisismici di oggi e dunque è chiaro che si tratta di un modello edilizio superato. Una situazione assai pregressa che abbiamo ereditato, per superare la quale ci siamo subito messi all’opera. Proprio nei giorni scorsi la Regione ha dato ulteriore impulso alle procedure già avviate in precedenza, dando il via libera alla realizzazione del nuovo ospedale di Avezzano. C’è la massima attenzione, da parte nostra, nel seguire tutto l’iter di un progetto che darà alla Marsica un presidio all’altezza delle sue esigenze e in linea con i nuovi modelli edili antisismici. In attesa della nuova struttura, la cui realizzazione comporterà ovviamente determinati tempi tecnici, stiamo cercando di migliorare la qualità dell’attuale ospedale. Abbiamo infatti programmato 3 milioni e mezzo di euro per riammodernarlo in alcune parti, come Chirurgia e Centro trasfusionale, i cui locali sono già stati rifatti, a cui seguiranno interventi su altri reparti. Un’azione che funge da cerniera tra un presente che va garantito e migliorato e un futuro già avviato che darà totali garanzie sul piano della sicurezza, assicurando un salto di qualità anche nell’organizzazione dei servizi».

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