Ospedale sotto pressione, pochi posti

27 Ottobre 2020

Grimaldi (Malattie infettive): situazione molto delicata con reparti quasi saturi, difficile garantire il turn over dei pazienti

L’AQUILA . Le richieste di ricovero aumentano, i posti disponibili scarseggiano e in alcuni momenti non ci sono affatto. La pandemia continua a martellare sempre più forte in provincia dell’Aquila, con l’ultimo dato diffuso dalla Regione che parla di 190 nuovi casi in un giorno sul territorio provinciale, e mette sotto pressione strutture e personale sanitario.
LA SITUAZIONE. È Alessandro Grimaldi, dirigente del reparto di Malattie infettive del San Salvatore, a tracciare il quadro della tenuta del sistema sanitario locale rispetto all’impatto della nuova ondata emergenziale. «Siamo di fronte a una situazione molto delicata», afferma, «con continua richiesta di posti per pazienti critici con polmoniti e insufficienza respiratoria che rende difficile il turn over in reparti ormai abbastanza saturi». Per lo specialista i 190 positivi registrati in 24 ore rappresentano un record per il territorio aquilano. «Sta venendo fuori il sommerso dei contagi», spiega, «dopo che, nella seconda metà di agosto e a settembre abbiamo visto la punta dell’iceberg». La struttura reagisce con tutte le risorse di cui dispone ma va in affanno. «Abbiamo dovuto disporre la dimissione anticipata di un paziente in miglioramento», evidenzia il primario, «per evitare che un altro, con una polmonite bilaterale, venisse trasferito fuori regione». In Abruzzo, infatti, non c’era altro spazio disponibile. «Non è stato possibile trovare un posto», conferma Grimaldi, «in tutta la nostra regione».
LA MAPPA DEL CONTAGIO. La difficoltà nell’assorbire le richieste di ricovero testimonia della rinnovata aggressività del virus su tutto il territorio abruzzese e in particolare nelle province a nord che durante la prima ondata erano state meno esposte rispetto a Pescara e Chieti. «Siamo in fase di esplosione del contagio, con effetti più pesanti all’Aquila e Teramo», evidenzia il dirigente, «ci siamo un po’ cullati su allori dopo l’ondata di primavera quando abbiamo comunque affrontato una situazione critica, con difficoltà a ricoverare avendo meno spazi, e siamo riusciti a gestirla». In quel periodo, però», tiene a precisare Grimaldi, «il maggior carico proveniva dalla Marsica e dalla Valle Peligna: ora è pesante anche all’Aquila e zone limitrofe». Hanno inciso probabilmente le vacanze degli aquilani, ma anche l’arrivo in città di tanti turisti durante l’estate. «Sono mutate le condizioni», osserva il dirigente, «hanno inciso più fattori su questa situazione, anche il fatto che qui il virus può aver trovato una popolazione meno immunizzata rispetto ad altri territori dove il contagio nella prima fase è stato più forte».
NON RESTA CHE CHIUDERE. L’unico rimedio rapido per frenare i contagi è la chiusura. «Il virus circola con le persone, è una scelta dolorosa ma necessaria», osserva Grimaldi. «Bisogna limitare i contatti ed evitare tutto ciò che non è indispensabile: tra 15 giorni speriamo di poter vedere gli effetti positivi di questo sacrificio». Il nuovo lockdown, sebbene parziale, secondo il primario «serve a invertire la rotta, invertendo la tendenza in costante e rapida crescita della curva dei contagi tornata a salire già durante l’estate con i primi segnali di recrudescenza della pandemia.
IL CONTACT CENTER. L’Asl intanto precisa la funzione del numero verde attivato per segnalare casi di positività o contatti con contagiati. «Non è per l’emergenza», spiega il direttore generale Roberto Testa, «per questa c’è il numero 118, dedicato anche ai pazienti sintomatici che hanno bisogno di urgente intervento medico». Il numero verde, tra l’altro, è in funzione per il monitoraggio dei pazienti sotto sorveglianza e considerato che sono tanti, il servizio è stato automatizzato. «Questo sistema», fa sapere il manager, «prevede che anche durante gli orari di chiusura, i cittadini che richiedono il contatto medico, sono tempestivamente richiamati». Il servizio è attivo secondo quanto descritto in segreteria telefonica con l’opzione di lasciare un messaggio in casella vocale e quindi essere richiamati in tempi brevi. «Questo non significa», conclude Testa, «che il servizio è chiuso».
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