Ospedali riuniti, Cialente caldeggia la proposta

Il sindaco: solo così avremo specialistiche spalmate fra L’Aquila e Teramo Poi l’attacco alla politica «che non pensa alla tutela della salute dei cittadini»
L’AQUILA. Sì agli ospedali riuniti L’Aquila-Teramo, con specialistiche di alto livello spalmate sui due poli sanitari. Il sindaco Massimo Cialente, non solo approva la proposta per far fronte alla riorganizzazione imposta dal ministro Lorenzin, ma fa propria l’ipotesi emersa negli ultimi giorni: la creazione in Abruzzo di due ospedali di secondo livello, con le migliori specialistiche. Uno sull’asse L’Aquila-Teramo, l’altro Chieti-Pescara. «L’unica soluzione», esordisce Cialente, ricordando che «nessuna delle quattro province abruzzesi ha i requisiti numeri minimi per ambire ad un simile riconoscimento». Ma il sindaco, che non risparmia critiche all’ordine del giorno votato nell’ultima seduta del consiglio comunale sulla sanità, da medico spara a zero anche sui colleghi. «Si sta guardando solo all’aspetto ospedale-centrico», afferma, «perché in ballo ci sono troppi interessi di noi medici, che siamo una lobby. Per i politici vale più vendere l’immagine della salvezza di un reparto, piuttosto che pensare alla tutela della salute di tutti i cittadini». Cialente ricorda che, proprio sulla base del decreto Lorenzin «un ospedale di secondo livello deve coprire un bacino di utenza minimo di 600mila abitanti. È una vergogna», denuncia il sindaco, «che in Abruzzo ci siano cinque neurochirurgie, quattro emodinamiche, per fare qualche esempio. Di contro, abbiamo 141 milioni di mobilità passiva, pazienti che vanno a curarsi fuori regione dove ritengono l’offerta sanitaria sia migliore. Delle quattro province nessuna supera i 350mila abitanti; è impensabile, persino per L’Aquila che è capoluogo di regione, ambire ad ottenere da sola un ospedale di secondo livello».
La soluzione è negli ospedali riuniti: «L’Aquila e Teramo sono vicinissime», sottolinea Cialente, «così come Pescara e Chieti. Dobbiamo prendere il meglio di questi ospedali e farne delle eccellenze creando due grandi poli sanitari, assicurando tutte le specialistiche e mettendole dentro come filiera. Il San Salvatore ha la filiera neurologica, compreso il reparto di neurofisiopatologia, con chirurghi di altissimo livello per la neurochirurgia. Questa è un’eccellenza da mantenere. Per Teramo si può ragionare su altre specialistiche, ma guardando sempre agli interessi dei pazienti, non dei medici. La sfida, in futuro, sarà quella di accaparrarsi i migliori sanitari in campo nazionale e creare poli di eccellenza che attraggano mobilità attiva, anche extraregionale. L’Aquila, che si affaccia su Roma, può fare molto in tal senso». Un ragionamento che ingloba anche i due atenei dell’Aquila e di Chieti, con le facoltà di medicina «che dovranno lavorare sui due ospedali di riferimento per la formazione e le scuole di specializzazione. A monte di tutto questo», incalza il sindaco, «c’è il malfunzionamento della medicina sul territorio che va potenziata puntando sulle residenze sanitarie assistite e sui servizi, fino al punto di escludere completamente i codici bianchi dal pronto soccorso e attuare il vero modello di ospedale per acuti». Cialente punta l’indice «contro il campanilismo che si è vergognosamente scatenato anche in campo sanitario. La sanità, oggi, è in mano ai direttori generali e a una certa politica che si infila persino nella scelta dei primari. Una “malapianta” da sradicare per tornare a ragionare in termini di qualità dei servizi e livelli assistenziali di eccellenza».
Monica Pelliccione
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