Ossa umane e altri reperti abbandonati nelle cassette

3 Marzo 2020

A Santa Maria di Centurelli, la chiesa del Tratturo, un tesoro inutilizzato da 11 anni Movimento celestiniano lancia l’allarme: «È un magazzino: sorveglianza a rischio»

CAPORCIANO. Cassette piene di ossa umane, ma anche capitelli, anfore, basamenti di colonne e pietre provenienti da antiche costruzioni. È un piccolo tesoro, sconosciuto ai più e mai studiato, quello nascosto da quasi dieci anni nei locali adiacenti alla chiesa di Santa Maria di Centurelli. «Locali prima a disposizione di eventi e manifestazioni culturali e attualmente inutilizzabili», come spiegano i rappresentanti del Movimento Celestiniano, Paolo Pietro Giorgi e Floro Panti, che più volte hanno fatto presente la situazione sia alla Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, che alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio con sede a Chieti, senza tuttavia riuscire a risolvere il problema.
GLI SCAVI. Il sisma del 2009 ha danneggiato gravemente la facciata della chiesa, riaperta al culto nel 2004 dopo alcuni lavori. Con finanziamenti dell’otto per mille, il ministero ne ha curato il definitivo restauro nel corso del 2011. Il Consorzio Celestiniano, che ne cura la gestione per conto del Comune proprietario, ha ulteriormente arricchito l’interno di arredi sacri e artistici. In quest’occasione è stato condotto dall’archeologo Vincenzo D’Ercole uno scavo preventivo che proseguiva quello avviato negli anni precedenti, durante i lavori di ampliamento della statale 17, e che aveva già portato alla luce una necropoli. «Durante i lavori, il terreno ha restituito le ossa di numerosi defunti e quanto restava di abitazioni probabilmente preromane», spiega Panti, «reperti ordinati e accantonati nei locali adiacenti alla chiesa in attesa di essere studiati, ma che di fatto da quasi 10 anni occupano stanze precedentemente utilizzate per altri scopi».
LE LETTERE. Per fare chiarezza sulla vicenda e chiedere la rimozione dei reperti, il movimento Celestiniano ha scritto in primis alla Soprintendenza per il cratere spiegando che «la situazione impedisce al consorzio di poter programmare una qualsivoglia attività di promozione. Inoltre, in tutti questi anni», si fa presente nella lettera, «non ci è pervenuta una sola richiesta di visita per tali reperti, riducendo tale allocazione a una sorta di immagazzinamento. Inutile dire», si conclude, «che non siamo più in condizioni di poter garantire un minimo di sorveglianza».
LE RESPONSABILITÀ. Alla comunicazione è seguita una risposta da parte della Soprintendenza per il cratere, diretta da Alessandra Vittorini, in cui “si precisa che i locali oggetto della segnalazione contengono materiali che, in quanto esito di indagini di scavo condotte precedentemente al 2015 (anno di istituzione di questo ufficio) risultano tuttora in consegna all’attuale Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo”. Il movimento ha segnalato la vicenda anche alla Soprintendenza di Chieti, senza avere risposte.
STOP ALLE ATTIVITÀ. «Intanto, questa situazione ci impedisce di fare manifestazioni, convegni, di attivare un punto informazione per valorizzare la chiesa e l’intera zona», conclude Panti. «Dare una degna sepoltura a questi resti sarebbe forse cristianamente più corretto che tenerli ammassati in cassette, neanche per motivi di studio. Infine, si potrebbero portare i reperti lapidei al museo di Chieti o al Munda. Certo, dopo 10 anni, non ha più senso che questi ritrovamenti, in attesa che qualcuno li reclami, continuino a occupare stanze che potrebbero avere una funzione ben diversa».
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