Campo di Giove

Otto operai a 15 metri d’altezza: «Pagate o ci buttiamo di sotto»

14 Gennaio 2026

La protesta disperata ieri a Campo di Giove di gruppo di egiziani che minaccia di lanciarsi dal tetto del cantiere. L’azienda impegnata nei lavori: «Stipendi regolari, altre somme non dovute: abbiamo subìto danni», e scattano le denunce per tutti

CAMPO DI GIOVE. Quindici metri di altezza tra il cemento e il vuoto per gridare un’incertezza che non trova risposte. Quella che doveva essere la rinascita dello Scoiattolo nero, storico complesso alberghiero destinato a diventare una struttura per l’assistenza di persone con disabilità, si è trasformato nel teatro di una protesta dai toni disperati. Otto operai egiziani sono saliti sul tetto del cantiere, minacciando di lanciarsi nel vuoto. Non sanno dove andare e come vivere.

LA PROTESTA

I termini del contratto con la ditta Cosmo srl sono cessati lo scorso 31 dicembre: undici operai egiziani, che hanno lavorato come manovali per un mese e mezzo nella struttura dell’ex Scoiattolo di Campo di Giove, hanno occupato gli alloggi messi a disposizione dall’impresa fino alla serata di lunedì quando dovevano lasciare il paese come da accordi. Grazie a un’associazione di volontariato sono rimasti un’altra notte fino a quando ieri mattina, alle 8.12, sono saliti sul tetto della struttura, prima buttando giù le tegole, appiccando il fuoco in più punti e poi, otto di loro, posizionandosi sul tetto e minacciando di lanciarsi. «Vogliamo i soldi altrimenti non ce ne andiamo» hanno ripetuto gli operai. Uno di loro, nel tentativo di salire sul tetto, si è ferito alla mano ed è stato successivamente medicato su un’ambulanza della Croce Verde di Pratola Peligna. Gli operai hanno denunciato di essere stati sottopagati e di aver lavorato per dodici ore al giorno a fronte di compensi più bassi di quelli concordati. «Non sappiamo dove andare. Ci dovete dare il dovuto. Trentamila euro a testa» hanno ripetuto gli otto. La tensione è salita alle stelle e tutti i tentativi di mediazione sono andati a vuoto fino a quando, all’imbrunire, gli operai hanno deciso di scendere e terminare la protesta. Sette di loro sono scesi intorno alle 15 e a lungo sono rimasti a parlare con carabinieri e vigili del fuoco. Solo uno, che avrebbe fomentato il gruppo, è sceso un’ora più tardi. Il respiro di sollievo è arrivo poco prima dell’imbrunire. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Sulmona, comandati dal maggiore Toni Di Giosia, i vigili del fuoco, i medici del 118, l’Ispettorato del lavoro e gli uomini della Finanza di Sulmona che hanno acceso un faro sull’ipotesi del lavoro sottopagato.

L’INDAGINE

I finanzieri hanno passato al setaccio l’intera documentazione, controllando bonifici e tipologia di contratto e da una prima lettura degli atti non sono emerse irregolarità. Gli ispettori del lavoro hanno sentito i rappresentanti della ditta e gli altri operai per verificare i profili lavorativi e le mansioni svolte. Gli operai, che dovranno lasciare Campo di Giove per cessazione di contratto, sono stati denunciati a piede libero per invasione e occupazione di cantiere, danneggiamento aggravato, violenza privata mentre l’impresa ipotizza anche l’estorsione. La versione fornita dalla ditta, di Sorrento, che da circa sette mesi è subentrata nel cantiere, è completamente diversa. «Abbiamo versato 21mila euro a testa più altri diecimila negli ultimi giorni e abbiamo continuato a pagare l’affitto. Ieri mattina hanno preteso ulteriori somme non dovute, salendo sul cantiere e facendo molti danni» hanno spiegato dall’impresa campana, facendo notare che i bonifici, per quanto riguarda la posizione di quattro operai che non hanno fissa dimora, sono stati accreditati sul conto del loro referente. A supporto di tale versione ci sarebbe anche un video amatoriale consegnato ai carabinieri. I militari hanno stilato un’informativa dettagliata che è finita sul tavolo della Procura di Sulmona che ha aperto un fascicolo sulla vicenda. Sul posto a seguire l’evoluzione della situazione anche il consigliere comunale Mattia Del Mastro. L’immobile infatti è di proprietà dell’amministrazione comunale di Campo di Giove.

LA SOLIDARIETà

Al posto dell’albergo si sta realizzando una casa della disabilità per il Dopo di noi. «È una situazione spiacevole sul piano umano. Da parte nostra c’è il massimo impegno per non lasciarli al freddo e senza un tetto. L’altro giorno abbiamo trovato una sistemazione per altri tre di loro che ora si trovano ad Avezzano. Stiamo mettendo in piedi una sinergia con le associazioni Onlus per dare un tetto a questi operai che sono stati pagati e hanno terminato il contratto» è intervenuto il sindaco Michele Di Gesualdo, secondo il quale «si tratta di un problema molto più complesso che ha a che fare con la disperazione del momento». Il sindaco non presenterà denunce. Ciò però non fermerà l’intervento d’ufficio della magistratura. Intanto il cantiere ha ripreso le attività.