Padre Quirino, il Natale tra cristiani e musulmani

L’appello del frate francescano: «Soltanto accettando la diversità e desiderando conoscere l’altro incontrandolo si potrà garantire la pace»
L’AQUILA. «Una famiglia è un insieme di diversità che si incontrano, ciò che conta è essere parte della stessa famiglia» ovvero sentirsi parte di un unico genere umano. Padre Quirino Salomone, in vista del Natale, parla di diversità, conflitti, amore e guerra per regalare spunti di riflessione su ciò che accade in questi tempi in cui sembra che la contrapposizione tra religioni, tra usi e modi di vivere sia più motivo di scontro e odio che di pace e incontro. Negli ultimi giorni all’Aquila è apparso un manifesto con la scritta “Un crocifisso in ogni Aula, un presepe in ogni scuola” firmato dal gruppo civicodifendiAmoLAQ, per promuovere il ricollocamento nell’aula consiliare del Comune dell’Aquila del crocifisso, non più apposto dopo l’ultimo trasloco. In pochi giorni si è arrivati a quasi 1000 firme. Il cartello fa seguito anche alla campagna di Forza Italia “Un presepe in ogni scuola”. Queste iniziative nascono dopo, e talvolta si intrecciano, con quelle in diverse città di Italia in cui sindaci e presidi decidono di vietare il presepe perché discriminatorio. «Non conosco quei cartelli», spiega padre Quirino, «ma bisogna saper guardare a certe affermazioni. Si deve pensare che l’incontro tra i popoli è il diritto delle parti a conoscere l’altro, nascondendo le mie qualità, la mia cultura, nego all’altro il diritto di conoscermi. Mascherare la propria cultura non è pacifismo è negazione dell’altro nel suo diritto a conoscerci. Le culture sono funzionali le une alle altre». Padre Quirino vive fianco a fianco con ragazzi che arrivano da zone di guerra, psicologicamente devastati da dolore e perdite, e nella cura che ricevono dal Movimento Celestiniano che li accoglie, iniziano a ritrovare sé stessi, in attesa di un futuro tutto da costruire. A loro, in parte musulmani credenti e in parte senza nessun credo, padre Quirino ha dato la possibilità di pregare, di cantare, di farsi conoscere e di conoscere. «Ho partecipato al loro Ramadan, e ora molti sono curiosi di conoscere il nostro Natale. Senza conoscenza c’è paura. Le due ignoranze hanno generato paura e inimicizia. Non c’è però un problema di contraddizione tra religioni, un cristiano genuino così come un musulmano genuino, non si fanno paura. Fa paura chi non crede a nulla, chi non ha riferimenti, chi non ha orizzonti di valori. Prima di tutto i cristiani hanno mercificato i valori, i musulmani hanno conosciuti delinquenti, sfruttatori, mercanti di petrolio e turismo sessuale, quindi non sanno cosa sono i veri cristiani, Così noi stiamo conoscendo i musulmani che non hanno mai rivolto lo sguardo al cielo. Attenzione però, quello della contrapposizione tra religioni è un falso problema. La religione, come la cultura è un un abito dell’umano. Prima di tutto c’è l’umano e senza l’umanità non c’è possibilità di pace. L’umano in sé porta la qualità della bellezza, della verità, segni del divino. Se non si ama nulla cosa si offre all’altro? Solo paura. Volesse il cielo che ci sia uno Stato laico e umano», sospira padre Quirino, «invece lo Stato ha un volto disumano, che non vede le persone ma le stritola». Per Padre Quirino il Natale sarà con i suoi fedeli e con i suoi ragazzi, oltre 40 che lo chiamano “papà” perché si sentono con lui famiglia: «Solo accettando la diversità e desiderando conoscere l’altro incontrandolo ci sarà pace».
Barbara Bologna
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