Padrini, no a divorziati risposati o conviventi

Le regole ribadite dal canonico Medina: «Chi fa false autocertificazioni ne risponderà davanti a Dio»
PIZZOLI. «I divorziati risposati, gli sposati solo civilmente, i conviventi, non possono essere ammessi come Padrini e Madrine di battesino e di cresima». Lo scrive sul settimanale della parrocchia di Marruci di Pizzoli, “La Lucciola”, il parroco don Mauro Medina, sacerdote considerato “tradizionalista” che spesso ribadisce concetti sempre concordi con alcune “aperture” della Chiesa. «Sembra opportuno richiamare alcune indicazioni e norme circa la vera funzione dei Padrini e Madrine sia per il Battesimo che per la Cresima anche al fine di evitare penose discussioni col rischio di turbare la serena preparazione e celebrazione di questi sacramenti», scrive. «L’unica, vera ragione per cui la Chiesa prevede la presenza di Padrini e Madrine è quella – e solo quella – di porre accanto al battezzando o cresimando, oltre ai genitori, un cristiano normale, che prega, partecipa abitualmente ai Sacramenti, vive seriamente la sua fede in famiglia, sul lavoro, nella società, ed è conosciuto come tale. Infatti dovrà poter aiutare il figlioccio, soprattutto con l’esempio personale, a vivere la testimonianza cristiana. Il criterio primario di scelta quindi non può essere semplicemente quello della parentela anche stretta, né dell’amicizia di famiglia, né tantomeno della maggior disponibilità a fare regali, ma quello della fede. Tenuto conto di questa precisa funzione, si comprenderanno facilmente le condizioni poste dalla Chiesa per l’accettazione delle persone presentate. In particolare ricordiamo che occorre (Canone 874): essere cattolici e aver ricevuto i sacramenti del Battesimo, Cresima ed Eucarestia; aver compiuto i 16 anni e condurre una vita conforme alla fede e all’incarico che si assume; gli sposati devono essere in situazione matrimoniale regolare. Quindi: i divorziati risposati, gli sposati solo civilmente, i conviventi, non possono essere ammessi. Tutti i parroci sono tenuti a osservare tali norme. Perciò, nel caso che non si verifichino le condizioni previste, non è possibile ricoprire tale incarico. Se pur conoscendo queste norme, una persona, senza avvisare il parroco o presentando un’autocertificazione falsa, si propone di fare il padrino o la madrina anche se non gli sarebbe consentito dalla sua condizione di vita, commette sicuramente un’ingiustizia nei confronti di Dio e di tutta la comunità cristiana. Si assume in tal modo una grave responsabilità davanti a Dio della quale dovrà un giorno render conto».(g.p.)

