Paese ricostruito, ma senza i sottoservizi

Sant’Angelo di Bagno, al palo anche gli edifici di culto: messa nel gazebo in piazza per la festa patronale
L’AQUILA. La frazione di Sant’Angelo di Bagno è la sola, delle oltre 60 del Comune, che ha praticamente completato la ricostruzione privata. Ma è anche l’esempio di una ricostruzione a doppia velocità per cui tutto ciò che è pubblico – chiese, sottoservizi, illuminazione, spazi comunitari, pavimentazione delle strade, arredo urbano – è all’anno zero, o meglio all’anno 2009. Domenica scorsa a Sant’Angelo è stata organizzata la festa patronale. Con la piccola chiesa ingabbiata e inagibile da 14 anni, la messa è stata celebrata sotto una tenda rossa montata davanti alla facciata. La pioggia ha reso tutto ancor più surreale. «Malgrado la pioggia battente», scrive l’ex consigliere comunale Tonino De Paolis, «i cittadini di Sant’Angelo di Bagno hanno partecipato in massa alla celebrazione della festa di San Michele. Dopo la messa, celebrata dal parroco don Taddeo Onuchukwu, si è svolta la processione. Sant’Angelo di Bagno è il primo paese quasi completamente ricostruito, ma la chiesa di San Michele, situata al centro del paese, aspetta ancora di essere ristrutturata. Peraltro i danni non sono tanti: la chiesetta è isolata dal resto delle case, basterebbe poco per restituire questo piccolo gioiello alla comunità».
De Paolis già più di tre ani fa aveva scritto al Comune per sollecitare l’avvio della progettazione dei sottoservizi nelle frazioni. «La frazione di Sant’Angelo», scriveva De Paolis nel gennaio 2020, «doveva essere tra le prime a ottenere i sottoservizi visto che la frazione è stata ricostruita quasi per intero e a oggi sono parecchie le famiglie che sono tornate nelle loro case. Famiglie che purtroppo non hanno servizi: sono al buio, le strade sono dissestate, acqua, gas, telefoni sono rimasti quelli ante-sisma. Questa situazione dimostra in maniera inequivocabile che nel processo di ricostruzione gli interessi pubblici non li segue nessuno perché i tecnici incaricati devono pensare ai loro aggregati e il Comune non è stato in grado di seguire tutte le varie vicende che riguardano i servizi necessari alle comunità. Infatti nessuno ha pensato a sistemare le strade, le piazze, il verde, l'illuminazione. Tutto è rimasto in balia del nulla. Eppure non era difficile riorganizzare i nostri borghi alzando il livello di vivibilità e qualità della vita. Per converso continua la ricostruzione di case che in parte rimarranno vuote se i paesi non saranno appetibili per chi vuole tornarci o andarci ad abitare», concludeva.(g.p.)

