Paganica dà l’addio alla docente Palmerini

16 Settembre 2022

Ricoverata per un malore, si è spenta in ospedale. Ha insegnato per decenni nelle scuole medie

L’AQUILA. Paganica ha dato ieri l’addio a Ottavia Palmerini, docente di lingua e letteratura italiana, che si è spenta all’età di 79 anni all’ospedale San Salvatore, dove da alcuni giorni era ricoverata per un recente malore. Ha insegnato nelle scuole medie dell’Aquilano e, nell’ultimo ventennio, nella media di Paganica, dove risiedeva.
«Ottavia», così la ricorda lo scrittore Goffredo Palmerini, «era nata in Eritrea, dove suo padre Romualdo era “emigrato” da Paganica in terra coloniale italiana per andare a lavorare nei cantieri di costruzione della rete ferroviaria eritrea. Lì conobbe Mariuccia, una bella ragazza piemontese di rara sensibilità e di finissimo tratto, che poi sposò. Dalla loro unione, nel 1943, nacque Ottavia, bimba dagli occhi cerulei che frequentò la prima elementare nella scuola italiana in Eritrea. Fu l’unico anno che passò sui banchi di scuola all’estero, perché nel 1950 Romualdo e Mariuccia, con lei, rientrarono in Italia. Alcuni anni a Chieti, poi il ritorno a Paganica, dove Romualdo era nato, componente di quella discendenza di Palmerini denominata “i ferrari” insediatasi a metà del Settecento nel popoloso centro aquilano, dando vita a una provetta stirpe di fabbri. Ottavia frequentò a Paganica la scuola elementare, poi tutta la trafila degli studi medi e superiori all’Aquila, dove pure seguì con grande profitto gli studi universitari al Magistero, laureandosi in Lettere. L’insegnamento fu subito la sua prima occupazione, ma soprattutto fu la sua vocazione. La prof Ottavia Palmerini è infatti rimasta nel cuore a schiere di studenti, dovunque abbia insegnato. Per essere non soltanto una brava docente di Italiano e Storia, ma soprattutto per la sua mitezza e per il sorriso solare che ha illuminato tutti i giorni della sua vita il bel suo volto rotondo», ricorda il cugino Goffredo.
«Indimenticabile resta la gentilezza del suo tratto e quella espressività che attraverso gli occhi color del cielo arrivava al cuore dei ragazzi. L’hanno amata e rispettata, anche quando ha lasciato le aule di scuola. Dopo il pensionamento la cercavano e, quando la incontravano, si fermavano a parlarle e chiederle consigli. Ottavia aveva sposato un collega d’insegnamento, Salvatore Ambrosio, d’origine napoletana, uomo dall’ingegno multiforme, fortemente radicato a Paganica. Dalla loro unione, nel 1976, è nata Giusy, ora ingegnere ambientale, sposata con Carlo Volpe, una famiglia allietata da Leonardo ed Elena, la gioia dei nonni. Questa è la bella storia di famiglia di Ottavia, donna ricca di signorilità, garbo, tenerezze e ironia».