PalaJapan, altri due anni di lavori Ma c’è il problema della gestione

L’assessore Fabrizi: «Stiamo per appaltare il secondo e spero ultimo lotto per chiudere il cantiere» Una cordata di imprenditori potrebbe gestire la struttura e trasformarla da sportiva in polivalente
L’AQUILA. «Oggi lo sport si studia a livello dirigenziale, con leggi, normative, circolari. E non tutti sanno come gestire gli impianti. Gestire, ad esempio, una struttura come il PalaJapan, per una società piccola come quelle aquilane, è impossibile. Ma resto perplesso di come sia stato realizzato un impianto, come il PalaJapan, da 12 milioni di euro e solo 1.000 posti. A Firenze, in project financing, ne hanno inaugurato uno da 8 milioni, ma con 3.000 posti e accanto un palestrone – come si usa oggi – per il riscaldamento degli atleti e per eventi minori da 600 posti a sedere. I politici, gli amministratori, da noi sono abituati a non coinvolgere chi ha specifiche competenze, soprattutto nel settore sportivo».
Testo e musica sono di Antonello Passacantando, una delle massime autorità a livello sportivo, in qualità di presidente nazionale dei Coordinatori di attività sportive nelle scuole. Lo ha detto anche due anni fa. E da allora, purtroppo, le cose non sono cambiate. Si parlava di cattedrali nel deserto e il PalaJapan potrebbe essere una di queste.
Da quasi due anni i lavori per il completamento della struttura sono fermi. A dire il vero – anche se nessuno si pronuncia ufficialmente – il Comune non ha una fretta particolare a chiudere il cantiere, per un motivo semplicissimo, già anticipato da Antonello Passacantando: la gestione dell’impianto risulterebbe troppo onerosa, sia per il Comune, sia per le società sportive.
Così all’orizzonte si prospetta una cordata di imprenditori, che al termine dei lavori potrebbe prendere in gestione il PalaJapan e trasformarlo da palazzetto dello sport a struttura polivalente. Su nomi e provenienza degli imprenditori per ora ci sono solo bocche cucite. Anche perché, come precisa l’assessore comunale allo Sport e alla Promozione sportiva, Vittorio Fabrizi, ci sono ancora dai due ai due anni e mezzo di lavori da fare, «visto che stiamo per appaltare il secondo – e spero ultimo – lotto, che riguarda tutta l’impiantistica interna, gli arredi e la sistemazione dell’area esterna al PalaJapan», sottolinea l’assessore.
Due anni e mezzo, circa, tra assegnazione dell’appalto, inizio e fine dei lavori, salvo complicazioni – come si dice nel gergo medico – e poi potrebbero subentrare gli imprenditori, per trasformare la struttura in un centro polivalente, dove poter fare sport, ma soprattutto eventi di ogni genere, convegni. Insomma, quella struttura che la città attende da dieci anni. Ma è tutto da definire, perché i costi di gestione sono enormi e il tetto in legno non permette di installare un impianto fotovoltaico (non reggerebbe il peso). La struttura, alla fine della fiera, costerà circa 12 milioni di euro, dei quali 4 milioni sono stati donati dal Giappone (da qui il nome PalaJapan). La scelta di investire i soldi in una struttura sportiva, è stata fatta dalla giunta guidata da Massimo Cialente. Ma è mancato un piano organico. Così, se non andrà in porto l’accordo gli imprenditori, il palazzetto diventerà una cattedrale nel deserto, perché ingestibile sotto il profilo economico.
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