Palazzi in centro Fondi aggiuntivi per stucchi e dipinti
Il restauro di un edificio finanziato con 6,7 milioni nel 2011 Nel 2015 spunta una integrazione di quasi 360.000 euro
L’AQUILA. Lo spunto questa volta arriva da una determina del settore ricostruzione del Comune dell’Aquila che porta la data del 27 ottobre 2015 ma che è stata pubblicata sull’albo pretorio pochi giorni fa. Ecco più o meno cosa dice: la ricostruzione di un palazzo del centro storico ha avuto un iter sprint. Nel novembre del 2011, due anni e mezzo dopo il sisma, viene riconosciuto un contributo di oltre sei milioni e mezzo di euro grazie al fatto che è un edificio vincolato e al quale spettano per legge importanti maggiorazioni . Tutto bene. Tutto secondo le norme. Tutto regolare e benedizione finale della Soprintendenza. I lavori vengono eseguiti in meno di due anni e nell’autunno del 2013 inaugurazione, complimenti alla ditta, complimenti alla bellezza del palazzo restaurato, solite banalità degli assessori di turno. Viene da pensare: oltre sei milioni e mezzo di euro sono una grossa cifra ma se è servita a restituire alla città (o meglio al proprietario o ai proprietari) un così bel palazzo forse ne è valsa la pena. Passa poco più di un anno ed ecco il colpo di scena. Quei soldi, che già sembravano molti, non sono bastati a fare tutto, tanto che la Soprintendenza emette «un nuovo parere di competenza» per un importo pari a circa 360.000 euro «relativo al consolidamento e restauro degli apparati decorativi». Secondo il vocabolario Treccani per apparati decorativi si intendono stucchi, dipinti, dorature, incrostazioni relativi all’arredo degli interni. L’arredo degli interni? Quindi anche per casa mia potrei chiedere il restauro di quadri (di scarso valore per mia sfortuna), mobili fatti 60 anni fa dal “mitico” falegname Celestino, il tavolo di mio nonno che risale al 1930, il vaso cinese comprato alla fiera di Paganica, il letto in ferro battuto che era nella camera dei miei genitori, la mangiatoia della stalla (poi cantina) al piano terra e che una volta si trovava sotto la cucina? No, i poveri mortali non hanno il “vincolo” e dovranno farsi fare il materasso con le foglie di granturco se vorranno ridare "smalto storico" alla propria casetta. La domanda al Comune e alla Soprintendenza sorge spontanea. Ai proprietari del palazzo (visto che avevano già avuto una bella cifra e tra l’altro non si capisce bene perché gli stucchi e i dipinti non erano stati compresi nel primo finanziamento) non potevate dire: ma perché non li mettete voi i soldi che mancano? Oppure: aspettate un attimo, rifacciamo prima un po’ di prime case e poi, se avanza qualcosa, penseremo anche ai vostri stucchi. E no, alla “nobiltà” queste domande non si fanno, ai poveracci delle frazioni invece, se si avanti così, verrà ricostruita a malapena la struttura esterna (chiedete a tecnici e imprese che non sanno più dove mettere le mani) e il tetto sul quale, peraltro, il Comune vuole i pannelli solari, anzi no, le tegole solari che costano un occhio della testa. Naturalmente non ci saranno risposte, come è accaduto per il numero di pratiche bloccate dopo esposti e controlli.
ONNA. Scusate il conflitto di interessi. Sento dire che il 7 maggio sarà inaugurata la chiesa di Onna restaurata dai tedeschi. L’inaugurazione non prevede la celebrazione della messa. Soprintendente Alessandra Vittorini ma inaugurate una chiesa o un palazzetto dello sport? Il parroco e la diocesi non hanno nulla da dire?
(6/continua)
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