Palazzo Ardinghelli si affaccia sull’incuria dopo la fine dei lavori

Il Gruppo d’azione civica Jemo ’nnanzi denuncia il degrado della piazza a poco più di un mese dal primo evento Maxxi
L’AQUILA. Palazzo Ardinghelli verrà inaugurato il 31 marzo, dopo i lavori di ristrutturazione post-sisma che hanno riportato alla luce uno dei gioielli architettonici della città. Al suo interno, il 21 giugno, aprirà i battenti la sede distaccata del Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Ma lo scenario che si apre di fronte all’imponente palazzo settecentesco, non è dei più edificanti: in bella vista spiccano tre enormi container, con all’interno scarti edili e materiali ferrosi. Il più grande, dal colore giallo-arancio, ostruisce in parte la strada, impedendo il passaggio. Sono lì da tempo e nessuno ha pensato di toglierli, nonostante l’imminente taglio del nastro, che potrebbe portare in città anche rappresentanti del governo russo, che ha finanziato il restauro. La denuncia arriva dal gruppo Jemo ’nnanzi, che ha evidenziato, con tanto di foto, «lo stato di incuria in cui versa Santa Maria Paganica». Ma non è questo l’unico angolo del centro storico oggetto di degrado: il Parco del Castello è stato preso d’assalto dai vandali, che hanno imbrattato le sedute e lasciato rifiuti ovunque. Anche la monumentale scalinata di San Bernardino porta i segni evidenti d’inciviltà, con le nicchie laterali coperte da scritte e disegni che ne deturpano la bellezza.
CONTAINER E MUSEO. L’abbinamento non è dei migliori, considerando anche l’ambizione dell’Aquila di agguantare, a piene mani, il titolo di Capitale italiana della cultura 2021. Proprio di fronte a uno dei luoghi simbolo della rinascita culturale e sociale della città, Palazzo Ardinghelli, si consuma lo scempio. «La data dell’inaugurazione è vicina», fa notare Cesare Ianni, presidente del gruppo di azione civica Jemo ’nnanzi, «e lo spettacolo che si propone su un lato di piazza Santa Maria Paganica non è dei migliori, considerando anche che siamo in pieno centro storico. È l’ultimo retaggio di precarietà del post-sisma, che stona in un contesto di rinascita culturale». I tre container occupano la parte destra della piazza, guardando la prossima sede del Maxxi, in una zona per metà transennata dove sono stati ammassati sassi e pietre, sui quali è cresciuta spontaneamente l’erba. «L’ultimo container», fa notare Ianni, «occlude addirittura una parte della strada, resa impraticabile».
CENTRO E INCURIA. Quello di Santa Maria Paganica è l’esempio più eclatante, con i container abbandonati a due passi dal rinato Palazzo Ardinghelli. «Rivolgiamo un appello alle istituzioni perché si intervenga prima della cerimonia di inaugurazione», sollecita Ianni. Ma non è l’unico esempio di incuria in pieno centro. Anche a piazza Sant’Amico erano stati abbandonati vecchi lampioni degli anni Sessanta, rimossi dopo le segnalazioni. Nell’incuria totale anche la monumentale scalinata della basilica di San Bernardino, imbrattata e piena di rifiuti.
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