Palazzo Ardinghelli spalanca le sue porte

5 Settembre 2020

Oggi la riconsegna dell’edificio settecentesco rinato grazie agli 8 milioni della Russia: diventerà sede distaccata del Maxxi

L’AQUILA. Lo spasiba ai russi, memore del suo viaggio del 2018, lo pronuncerà con una certa padronanza di linguaggio il sindaco Pierluigi Biondi. Il grazie della municipalità alla Federazione Russa per il restauro di Palazzo Ardinghelli sarà il primo atto formale della restituzione alla pubblica fruizione del prestigioso immobile in centro storico che diventerà la casa del Maxxi L’Aquila, sede distaccata del Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma. Il Maxxi L’Aquila sarà inaugurato il 30 ottobre. Gli ospiti d’onore dell’evento di oggi, intitolato “Palazzo Ardinghelli rinasce”, saranno Alexey Fadeev e Konstantin Belyaev, consiglieri dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia. In occasione della presentazione del restauro, stamani alle 11,30, i lavori saranno introdotti da Margherita Guccione, direttore generale per la creatività contemporanea del Mibact e Pietro Barrera, segretario generale della Fondazione Maxxi. Interverranno, tra gli altri, Anna Laura Orrico, sottosegretario del ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo; Stefano D’Amico, segretario regionale del Mibact per l’Abruzzo; Alessandra Vittorini, soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio per la città dell’Aquila e i comuni del cratere; Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila; Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo; Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi. Oggi e domani sono state organizzate visite guidate al palazzo condotte dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.
LA STORIA. Palazzo Ardinghelli, che si affaccia su piazza Santa Maria Paganica, anche noto come Palazzo Franchi Cappelli, nella sua attuale conformazione si fa risalire all’epoca settecentesca. Fu progettato, su preesistenze più antiche, nei primi anni del XVIII secolo, dall’architetto romano Francesco Fontana, figlio del più celebre Carlo, ma vide la luce soltanto nella seconda metà del 1700, su impulso della famiglia toscana degli Ardinghelli, il cui capostipite Andrea (regio tesoriere d’Abruzzo Ultra nel XVI secolo) fu mandato in città per curare gli interessi della famiglia, legata ai Medici, e le relazioni economiche correlate soprattutto al commercio di lana e zafferano. Il palazzo passò, in seguito, alla famiglia Cappelli. L’elemento caratterizzante è il cortile da cui origina il monumentale scalone di derivazione borrominiana affrescato dal veneziano Vincenzo Damini nel 1749. Successivamente, nel 1800, l’immobile divenne atelier di Teofilo Patini, per poi andare incontro ad alterne vicende. Divenuto di proprietà pubblica, intorno al 1970 ospitò la vecchia Pretura, e in seguito anche l’ufficio Anagrafe del Comune. Da circa 30 anni in stato di abbandono, è stato danneggiato dal sisma 2009. I lavori di ripristino, iniziati nel 2011, sono stati finanziati quasi completamente dalla Federazione Russa (7,2 milioni), oltre ad altri contributi (300mila euro del ministero per i Beni culturali e 1,1 milioni provenienti dall’8 per mille). La riconsegna è stata più volte rinviata, anche a causa dell’emergenza Covid. Oltre al consolidamento dell’edificio, l’intervento ha richiesto il lavoro di una squadra di restauratori. Il palazzo custodisce dipinti, stucchi e altri apparati decorativi. Suggestiva l’idea di aprire anche l’ingresso sul retro, su via Garibaldi, lasciando libero il passaggio negli orari di apertura in modo tale da far diventare il museo anche uno spazio pubblico.
«RICOMPOSIZIONE CIVILE». Dice Giovanna Melandri (presidente Fondazione Maxxi): «La nostra speranza è che le collezioni di arti visive, architettura e fotografia e le mostre pensate per gli splendidi ambienti di Palazzo Ardinghelli possano offrire un contributo alla ricomposizione civile e sociale attesa a lungo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA