Palazzo crollato, famiglia distrutta Costruttore condannato a 9 anni

Sentenza della Corte d’Appello, in aula ripercorsa la tragica storia del musicista aquilano Leonetti Madre, padre e sorella vivevano in una palazzina Ater. I giudici riconoscono «le concause umane»
L’AQUILA. Ha scelto la musica e la sua amata chitarra per ricominciare a vivere e lasciarsi alle spalle il dolore del passato. Claudio Leonetti, studente iscritto al conservatorio Alfredo Casella dell’Aquila, aveva appena 21 anni quando perse tutto in un istante: alle 3.36 del 24 agosto 2016, il momento in cui Amatrice fu travolta dalla furia del sisma, che seminò morte e distruzione. La palazzina dove viveva la famiglia di Claudio, un alloggio popolare di piazza Sagnotti, rovinò al suolo provocando 19 vittime. Tra queste c’erano il padre, la madre e la sorella non ancora maggiorenne. Le macerie soffocarono anche il cagnolino che viveva con loro. E lui, Claudio, rimasto ferito nel crollo, si ritrovò senza più nulla tra le mani, ad eccezione della musica e di una grande forza che gli ha permesso di ricominciare proprio dall’Aquila, la città che aveva scelto per studiare in conservatorio. Una tragedia, quella delle due palazzine ex Ater di piazza Sagnotti, sulla quale la Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto «concause umane», confermando la condanna nei confronti di due imputati: si tratta di Ottaviano Boni, all’epoca direttore tecnico dell’impresa costruttrice Sogeap, condannato a 9 anni, e Maurizio Scacchi, geometra della Regione Lazio-Genio Civile, condannato a 5 anni. L’accusa è omicidio colposo plurimo, crollo colposo, disastro e lesioni. «Una pagina di giustizia e di verità è stata consegnata ai parenti delle vittime», ha commentato l’avvocato Wania Della Vigna, del Foro di Teramo, che rappresenta nel procedimento quarantadue parti civili. Tra questi, anche Claudio: «Lo considero il simbolo di questa tragedia», racconta Della Vigna, «perché in pochi secondi ha perso tutto e si è ritrovato ad affrontare la vita senza la famiglia e gli affetti a lui più cari». Nel tragico sisma di Amatrice, Claudio Leonetti perse anche la fidanzata Anna, flautista diplomata al liceo musicale dell’Aquila e alla quale ha dedicato un libro pubblicato nel 2018. Si intitola “Tutto il bello che c’è”, è impreziosito dalla prefazione di Dacia Maraini, e racconta gli istanti, agghiaccianti, del devastante terremoto e il dolore per la perdita dei propri affetti. Nel frattempo Claudio, oggi 27enne, ha proseguito gli studi al conservatorio dell’Aquila e si è laureato lo scorso anno. Ora è iscritto alla facoltà di scienze psicologiche dell’università dell’Aquila ed è rimasto a vivere in città. Il capoluogo abruzzese lo ha accolto dopo la tragedia di Amatrice. Leonetti è uno dei 5 sopravvissuti al crollo dell’edificio. La Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanne inflitte in primo grado a Boni e Scacchi, accogliendo le richieste del sostituto procuratore generale Francesco Mollace. «I parenti delle vittime sanno che la causa del crollo non va ricercata nel sisma, che non fu evento eccezionale, ma delle concause umane», aggiunge l’avvocato Della Vigna, «le palazzine ex Ater erano affette da attività illecite a partire dalla progettazione, alla costruzione, all’assenza dei controlli e verifiche al piano delle autorizzazioni amministrative. Si è cercato di mettere a posto le carte, senza preoccuparsi di chi ci viveva».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

