Palazzo D’Alessandro, una storia secolare rinasce a Caporciano

24 Novembre 2020

L’antico edificio sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza Fu assaltato nel 1799 dai soldati francesi antiborbonici

CAPORCIANO. La ricostruzione nei cosiddetti “Comuni minori” a volte riserva sorprese che legano la storia di un borgo alla valorizzazione di edifici che prima del sisma “nascondevano” bellezze artistiche di grande pregio. A Caporciano, comune a poco più di venti chilometri dalla città, un palazzo – dopo il terremoto e prima della predisposizione del progetto di recupero – è stato dichiarato di interesse culturale. La Soprintendenza ha apposto il vincolo previsto dal Codice dei Beni culturali, cosa che ha garantito un contributo maggiore rispetto a quello che avrebbe avuto in condizioni “normali”. Il proprietario ha deciso di metterci anche fondi “in accollo” e ne è venuto fuori un vero e proprio gioiello. L’edificio in questione è palazzo D’Alessandro che oggi somiglia più a un museo che a una casa residenziale. Sono stati riscoperti e valorizzati affreschi e sono tornati alla luce locali e oggetti della cultura contadina (fra cui un antico torchio con pinnerone in pietra) che consentono di “raccontare” non solo la storia del palazzo, ma anche quella di Caporciano e dell’area della Piana di Navelli.
IL VINCOLO. L’apposizione del vincolo è stata possibile grazie a uno studio minuzioso compiuto dalla Soprintendenza, i cui risultati sono confluiti in una relazione storico-architettonica curata dall’architetto Valerio Piovanello.
LA STORIA. «Le origini della famiglia D’Alessandro a Caporciano sono certe e documentate sin dalla seconda metà del 1400», si legge nella relazione. «La casa di famiglia è stata anche oggetto di un evento storico di cui si conserva traccia. Essendo i D’Alessandro fedeli sudditi di Ferdinando IV, nel 1799, al tempo della Repubblica Partenopea, alcuni soldati francesi fecero un tentativo di assalto al palazzo, sparando colpi in corrispondenza delle serrature del portoncino di ingresso del giardino. In sede di sostituzione del vetusto manufatto fu recuperata la porta colpita nella quale sono ben evidenti i quattro fori d’archibugio. L’edificio, in via del Vicinato, è situato sulla propaggine più a Ovest del paese, e si presenta come palazzotto con decori ottocenteschi, strutturato su 4 livelli ciascuno dei quali ha tuttavia un ingresso diretto sul piano strada. La casa è affacciata da un lato su un giardino terrazzato che è parte della proprietà e dagli altri su edifici che costituivano un tempo un unico complesso. Dalla terrazza si gode il suggestivo panorama della piana sottostante che nei secoli ha mantenuto inalterate, in questo ambito territoriale, le caratteristiche tradizionali. Casa D’Alessandro costituisce quindi un nucleo abitativo padronale dove non mancavano ampie zone dedicate alle lavorazioni agricole. Da segnalare, infine, il locale che un tempo ospitava la farmacia del paese, gestita da Berardino D’Alessandro. Qui si confezionava e si distribuiva anche lo zafferano prodotto nei terreni di famiglia. Si ritiene», conclude la scheda della Soprintendenza, «che il palazzo debba essere sottoposto alle disposizioni di tutela del Codice dei Beni Culturali, poiché riveste interesse particolarmente importante nelle diverse valenze: storica, architettonica e artistica. La sua presenza al centro del nucleo storico di Caporciano testimonia il forte radicamento della famiglia D’Alessandro al suo luogo di origine, con riferimenti, anche fisici e tuttora visibili, che la legano strettamente alla storia del borgo. Il permanere, nelle leggende del paese, di notizie e aneddoti legati ai personaggi più illustri della famiglia – cavalieri, notai, canonici e in ultimo farmacisti – ne è tangibile riprova. Il complesso edilizio, risultato di una serie di interventi che dal 1500 hanno interessato le sue strutture e decorazioni sino ai giorni nostri, rappresenta testimonianza dell’evoluzione architettonica dello stesso, conservando traccia di tutte le epoche in relazione alla volontà di trasformazione dei vari committenti. Lo studio della conformazione del complesso ha messo in luce le varie destinazioni d’uso storiche dei corpi di fabbrica e dei livelli del palazzo: attività produttive, artigianali o di immagazzinamento ai piani bassi, attività commerciali in corrispondenza degli accessi su strada, ingressi monumentali per l’ accesso e la distribuzione interna, residenza di famiglia al primo livello o piano nobile».
TURISMO. È insomma un contenitore di storia e arte che, come altri, potrà recitare un ruolo importante (sotto il profilo turistico e occupazionale) per lo sviluppo futuro dei territori del circondario aquilano. Il progetto è stato redatto dall’ingegner Emilio Nusca e i lavori, ormai conclusi, sono stati eseguiti dalla ditta Opera consolidamenti e restauri srl. I restauri sono stati curati dalla dottoressa Anna Duranti di Urbino.
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