Palazzo in vendita, interesse dall’estero

L’erede della famiglia Pica Alfieri: «L’edificio storico non finirà in mani sbagliate, vigilerò»
L’AQUILA. Fondazioni ed enti privati da tutto il mondo – anche extraeuropei – avrebbero richiesto informazioni perché interessati all’acquisto di palazzo Pica Alfieri, nel centro storico dell’Aquila. O meglio: del piano nobile dello storico edificio barocco di piazza Santa Margherita, messo in vendita per 5,2 milioni di euro con tanto di tesori – affreschi, arazzi, antichi scrittoi, preziosi tendaggi e lampadari in cristallo nelle sale di rappresentanza – custoditi nei mille metri quadrati di immobile sul mercato. Conferma l’interesse l’erede della famiglia di marchesi, Fabrizio Pica Alfieri, che promette: «Veglierò affinché il palazzo venga acquistato da enti prestigiosi capaci di e conserveranno e mantenere tutto il suo prestigio e bellezza», non escludendo l’ipotesi che l’edificio storico «possa rimanere in capo alla famiglia».
Nei giorni scorsi lo stesso Pica Alfieri, rispondendo pubblicamente a quelle che lui definisce «strumentalizzazioni» scoppiate dopo la notizia della pubblicazione dell’annuncio di vendita, aveva ricordato che le istituzioni, a partire da Stato, Regione e Comune, hanno un diritto di prelazione di a parità di prezzo di vendita per 90 giorni.
E si era anche e soprattutto difeso sui contributi pubblici per i lavori di sistemazione post-sisma dell’edificio, costruito nella sua immagine attuale dagli Alfieri nel ’700 su base addirittura del ’400 e dal 2018 reso di nuovo fruibile, anche per le visite al suo interno. «Nel 2009 il terremoto non lo ha abbattuto ma solo lesionato: le dorature, gli affreschi e i damaschi sono originali, realizzati a spese dei miei avi e non certamente dello Stato, ma solo ripuliti e restaurati come avvenuto per tutti gli immobili dell’Aquila e del cratere», aveva spiegato Fabrizio Pica Alfieri, poi continuando: «A differenza dei molti palazzi crollati, questo ha resistito perché mio padre e mia madre con enormi sacrifici hanno eseguito pesanti lavori di restauro dagli anni ’70 in poi. E infine io nel 2000, eliminando un appartamento di 140 metri quadri per amore dell’arte, dell’architettura e della storia dell’edificio, ho riportato alla luce la monumentale galleria – unica nel Centro Italia – oggi denominata “Donna Evelina”».
Quindi le conclusioni dell’erede della famiglia Pica Alfieri: «Lo Stato, quindi, ha solo contribuito al rinforzo e consolidamento della struttura. Oltre al piano nobile vi sono altri sei appartamenti nonché uffici e locali commerciali di altri proprietari anch’essi beneficiari del contributo: dunque per il piano nobile, fatti i conti, il contributo è stato pari a meno di un milione di euro. Ciò che rende prezioso il palazzo, inoltre, non sono i restauri post-sisma, ma la sua storia, i suoi preziosi e rari arredi e gli affreschi». (l.t.)
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