Palazzo Margherita al palo Gli annunci non rispettati

14 Marzo 2023

A 14 anni dal terremoto non sono ancora conclusi i lavori al municipio storico Doveva riaprire nel 2019, un anno fa la prima e ultima seduta del consiglio

L’AQUILA. Il simbolo civico dell’Aquila, Palazzo Margherita, ancora non viene restituito alla città. A meno di un mese dal quattordicesimo anniversario del sisma del 6 aprile 2009, l’edificio è un cantiere circondato da una palizzata in legno. Chiuso e inaccessibile. Fa un certo effetto, se si volge lo sguardo in alto, vedere la Torre civica, che per decenni ha custodito la Bolla del Perdono di Papa Celestino, ancora imbragata, sorretta da tiranti in acciaio che ne impediscono il crollo. Più volte annunciata dall’amministrazione comunale, l'inaugurazione del palazzo è puntualmente slittata di mese in mese, di anno in anno. La storica sede è stata aperta, solo parzialmente, lo scorso 27 aprile per una seduta straordinaria del consiglio comunale: da allora, più nulla.
NUOVE VERIFICHE
Anche l’ultima data annunciata dal vicesindaco Raffaele Daniele per l’inaugurazione, cioè dicembre 2022, è saltata. Sono state, infatti, necessarie ulteriori «verifiche e valutazioni sugli interventi strutturali da eseguire sulle fondazioni delle colonne del cortile; la verifica dell’idoneità strutturale sia del vano che del gancio presente nel vano ascensore; la revisione di elaborati progettuali oggetto di variazione e l' assistenza alla direzione lavori per le parti strutturali in corso d’opera». Interventi eseguiti in seguito alla richiesta della direttrice dei lavori, Marta Fiorelli, che già a novembre 2021, «alla luce delle preesistenze archeologiche rinvenute nel cortile», aveva espresso «la necessità di effettuare una valutazione sugli interventi strutturali da eseguire sulle fondazioni delle colonne del cortile».
INCOGNITA TORRE
Uno dei nodi da sciogliere, prima della riapertura definitiva è quello della Torre civica, ancora puntellata, che potrebbe creare problemi di stabilità allo stesso edificio. Le difficoltà tecniche emerse nel corso dell’opera di ristrutturazione del palazzo hanno condizionato l’iter procedurale. In particolare, il danno strutturale riportato dalla Torre civica, che fino al 2009 ha custodito nei suoi forzieri la Bolla papale emanata nel 1294 da Celestino V, che ha istituito il rito della Perdonanza – danno del quale si è avuta evidenza dopo la demolizione di alcune contro pareti interne della torre – e che ha comportato una modifica dell’intervento. La giunta comunale, nel 2021, ha approvato una variante da 4 milioni di euro al progetto di ristrutturazione del palazzo, fissato inizialmente a 11,7 milioni di euro, per stralciare la torre e mandare avanti i lavori dello stabile.
PERCORSO A OSTACOLI
Partiti nel 2017, i lavori sarebbero dovuti terminare nel 2019, ma l’inaugurazione è slittata più volte per imprevisti tecnici e burocratici: prima al 2021, poi al 2022. Neppure lo scorso anno c'è stato il taglio del nastro. L’intervento è stato eseguito dal raggruppamento temporaneo di imprese composto dall’aquilana Digimastri e dalle campane Samoa e Sepe e finanziato in parte con fondi pubblici, in parte dal Credito cooperativo italiano. Intanto, come annunciato dall’amministrazione, a primavera dovrebbe aprire il cantiere per la sistemazione di piazza Palazzo, opera da circa 1,3 milioni di euro. Fondi ottenuti dal Comune con il Fondo complementare al Pnrr per le aree colpite dal sisma.
SEDE DI RAPPRESENTANZA
A lavori conclusi, il palazzo ospiterà circa 300 dipendenti e gli uffici di rappresentanza del Comune. Oltre alla sala consiliare vi troveranno posto il gabinetto del sindaco, le commissioni consiliari e parte dei distaccamenti dislocati a palazzo Fibbioni e a Villa Gioia. Edificato nel XIII secolo come Regia Curia del Capitano, palazzo Margherita fu restaurato nel XVI secolo dall’architetto Pico Fonticulano per divenire residenza della governatrice Margherita d’Austria, a cui deve il suo nome. La Madama vi instaurò la sua corte, dove si parlavano quattro lingue: un centro culturale e sociale di assoluto spessore, che pose L’Aquila, alla metà del Cinquecento dopo il periodo di decadenza dovuto alla dominazione spagnola, al centro dell’asse di sviluppo che da Napoli toccava Roma, Firenze con i Medici, Parma e Piacenza con i Farnese. La localizzazione del palazzo, al centro della città, tra piazza Palazzo e piazza Santa Margherita, è stata studiata per donare all’edificio una posizione baricentrica: il potere civico in contrapposizione a quello religioso, con piazza Duomo, sede della curia vescovile.
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