«Parcheggi inutilizzati a palazzo di giustizia»

L’AQUILA. Torna alla ribalta il problema dei parcheggi nei pressi del palazzo di giustizia, già sollevato dal presidente dell’Ordine degli avvocati, con un intervento del rappresentante della...
L’AQUILA. Torna alla ribalta il problema dei parcheggi nei pressi del palazzo di giustizia, già sollevato dal presidente dell’Ordine degli avvocati, con un intervento del rappresentante della sicurezza del personale amministrativo, il cavalier Claudio Cucchiella.
«I dipendenti dei vari uffici giudiziari quali Corte di Appello, Procura generale, Tribunale e della procura della Repubblica», dice, «pur avendo la possibilità di parcheggiare, come prima del terremoto sotto il palazzo e nell’area esterna delimitata da una recinzione, essendogli precluso l’accesso, sono costretti a lasciare le autovetture nel parcheggio esterno incustodito, riservato all’utenza e agli avvocati. Poiché detto parcheggio non è molto ricettivo, specialmente nei giorni di udienza si riempie in modo inverosimile in brevissimo tempo e i ritardatari sono costretti a lasciare le autovetture in doppia fila (molto spesso multati), o addirittura obbligati ad arrivare nello spazio antistante alla stazione ferroviaria per trovarne uno, con evidente disagio soprattutto per coloro che arrivano da fuori città».
«Come rappresentante Rsu. e della sicurezza dei lavoratori della giustizia», aggiunge, «ho fatto presente più volte a chi di competenza questo annoso problema senza avere risposte convincenti. Se il personale amministrativo potesse ritornare a parcheggiare nuovamente dove adesso è permesso soltanto ai magistrati, oltre alle autovetture della polizia giudiziaria e autovetture di servizio dei vari uffici, si libererebbero più di 200 posti nei parcheggi destinati all’utenza e agli avvocati, attenuando, almeno in parte uno dei grandi problemi del nuovo palazzo di giustizia dell’Aquila» . «Poiché, suppongo, si tratta solo di metterci un poco di buona volontà», conclude, «sarebbe opportuno, anche per la sicurezza degli stessi lavoratori della giustizia, cercare di risolvere questo annoso e sentito problema con la massima urgenza».
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