Parco della memoria, scontro sul progetto

29 Giugno 2018

Piccinini (Onlus Ilaria Rambaldi): «Potrebbe diventare un acquitrino, ignorata la nostra proposta»

L’AQUILA. Si è svolto in Comune un incontro con il vicesindaco Guido Quintino Liris e i progettisti vincitori del concorso di idee per la realizzazione di un Parco della memoria in Piazzale Paoli. Alla riunione erano presenti alcuni residenti e alcuni familiari delle vittime, tra i quali c’erano Maurizio Cora, Antonietta Centofanti e Maria Grazia Piccinini di Lanciano, presidente della Onlus “Ilaria Rambaldi” . «Ringrazio il Comune», dice Piccinini, «che ha preso quest’iniziativa di convocarci, anche se mi sono resa conto che ormai eravamo troppo avanti nel procedimento amministrativo per incidere sul progetto. Nel corso della riunione nessuno sapeva che quel luogo, piazzale Paoli, era stato scelto su segnalazione e raccolta di firme fatta, negli anni scorsi, da noi Associazione “Ilaria Rambaldi”. Nessuno sapeva che noi avevamo regalato un progetto pronto e gratis, al Comune per realizzare sul luogo un parco della memoria. È stato cestinato senza che nessuno l’abbia guardato, questo va sottolineato perché l’assessore ha detto, probabilmente lo si è reputato non adatto. No! Non c’è traccia di riunioni per l’esame di questo progetto. Lo si è cestinato, e basta, forse perché gratis e le cose gratis non vengono apprezzate, benché tale progetto, era stato incluso tra i progetti fatti propri dall’Inu (Istituto nazionale urbanistica) nel libro bianco per L’Aquila, dove vi erano nove progetti per la ricostruzione che l’Inu proponeva. Uno di questi era il nostro progetto». «Inoltre», prosegue, «era importante perché realizzato da laureandi dell’Università dell’Aquila e da professori che avevano supervisionato l’opera, in quanto l’Università aveva perso 55 ragazzi nel terremoto. Inoltre rivendico l’idea di aver pensato a un Parco della memoria, in quanto l’iniziativa è stata nostra, proprio perché ovunque si fanno monumenti, parchi, giardini, ma nessuno ci stava pensando e, allora, noi abbiamo prima raccolto le firme e poi realizzato un progetto regalato alla città». «In questa riunione», prosegue, «mi sono trovata dinanzi a dei residenti che erano preoccupati del taglio degli alberi, dei parcheggi che mancavano, dei marciapiedi per una casa di riposo poco distante, ma nessuno si preoccupava che la memoria fosse ben celebrata. Io sono stata l’unica che ha chiesto come fosse rappresentata la memoria e mi è stato detto quanto appresso: “in questa vasca con acqua a 50 cm di altezza, vengono sul fondo poste delle mattonelle con colorazione diversa che formano una croce latina. All’incrocio delle braccia, viene posizionato un obelisco. Di fianco c’è una vasca lunga e stretta nella quale verranno poste delle targhette con i nomi delle vittime”. A me la cosa fa orrore, perché non ci vedo nulla di bello nell’affogare delle etichette con i nomi, sotto l’acqua. Mi dà un senso di soffocamento, anche in considerazione che mia figlia Ilaria è già stata sepolta dalle macerie, non può adesso a imperitura memoria, stare affogata nell’acqua...e poi con delle etichette...».
«Credo», conclude, «si debba trovare un altro modo per ricordare queste persone. Inoltre il progetto prevede un impianto di depurazione che tenga sempre l’acqua limpida? Oppure dopo i primi giorni, quelle vasche, dato che non ci sono mai soldi per la manutenzione dei monumenti, diventeranno torbidi acquitrini che torneranno a insultare la memoria di chi non c’è più? Insomma, a me la soluzione adottata per ricordare le vittime non piace e gradirei si trovasse un modo alternativo».
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