Parco della memoria Vittorini: Cialente si pulisce la coscienza

9 Dicembre 2015

Scontro sulla colletta per il monumento alle vittime Il consigliere comunale: «Basta ipocrisie sui nostri morti»

L’AQUILA. Una città «assopita» che si lascia trascinare «da un incantatore di serpenti», il sindaco Massimo Cialente, una comunità che non si ribella contro le storture del post-sisma, «che non s’indigna per la corruzione negli appalti, per le “catapecchie” trasformate in ville, per il lavoro che non c’è e la ricostruzione lenta». E non cerca le responsabilità della classe politica «in quello che è successo all’Aquila nella notte tremenda del 6 aprile 2009». Una classe politica, poi, che tende a «edulcorare la pillola», a produrre escamotage per «cambiare quella verità dei fatti per cui altri, invece, continuano a lottare» e che mette a tacere «ogni forma di critica nei suoi confronti». Un’amministrazione «branca di uno Stato che difende se stesso e che si lava la coscienza di fronte alle vittime del sisma», proponendo, nell’ultimo caso in ordine di tempo, una “colletta” da parte dei cittadini tramite crowdfunding per realizzare un monumento alla memoria delle vittime che dovrebbe essere, invece, «un dovere politico». È un Vincenzo Vittorini, consigliere comunale di “Appello per L’Aquila che vogliamo” e padre e marito di due persone scomparse nella notte del sisma, «arrabbiato, deluso contro tutto e contro tutti». Vittorini riparte dall’ultimo dibattito su colletta sì-colletta-no per realizzare il monumento in memoria delle vittime del terremoto, per rispondere a quella che definisce una «provocazione» del primo cittadino «che tenta di riacquistare una verginità persa», appellandosi ai cittadini per raggiungere i 700mila euro necessari per dare vita al Parco della Memoria a piazzale Paoli. Lo scontro tra il consigliere Vittorini e il sindaco si fa aperto, frontale. Soprattutto dopo la risposta alle critiche dei parenti delle vittime affidata al suo social network in cui Cialente accostava il gesto della colletta da parte dei cittadini a quello della deposizione di un fiore ai nostri morti. «Che ne sa lui dei morti?», commenta Vittorini. «Una maniera per pulirsi la coscienza», dice Vittorini, «dopo sette anni di promesse vane in cui l’amministrazione non è stata in grado di realizzare un monumento per le sue vittime. È mancata la volontà e non lo realizzerà mai. Anzi», provoca con forza, «io da questa amministrazione non lo voglio più». Un sindaco che «ha messo a tacere ogni nostra ricerca di verità», aggiunge Vittorini riferendosi al processo alla Commissione Grandi Rischi, chiuso in Cassazione con l’assoluzione dei sei scienziati «proprio per la testimonianza in cui Cialente, in primo grado, disse di essere uscito preoccupato dalla riunione del 30 marzo 2009».

Anche la città, per Vittorini, è responsabile di un sistema avvitato su se stesso: «Noi familiari delle vittime siamo stati lasciati soli a combattere nelle aule giudiziarie». E, poi, l’esortazione a quei familiari delle vittime che sinora sono rimasti in disparte nella battaglia legale: «Non si vince restando in trincea», dice. «La giustizia non arriva dall’alto, ma mettendoci la faccia, per una verità che serve a tutti».

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