Parco, gli allevatori si uniscono per la vendita della lana

17 Aprile 2015

L’AQUILA. «La lana del Parco è avviata a riappropriarsi, grazie al progetto “Pecunia”, del valore economico e culturale che merita. Infatti, dopo i promettenti risultati ottenuti nelle passate...

L’AQUILA. «La lana del Parco è avviata a riappropriarsi, grazie al progetto “Pecunia”, del valore economico e culturale che merita. Infatti, dopo i promettenti risultati ottenuti nelle passate campagne di tosa, la quinta annualità del progetto si è aperta all’insegna di importanti novità. Prima fra tutte la nascita dell’associazione Pecunia per la valorizzazione della lana nel Parco Gran Sasso-Monti della Laga, costituita ad Assergi lo scorso ottobre da 18 soci fondatori e già pronta ad accogliere nuovi ingressi». È quanto si legge in una nota del Parco «che conferma, inoltre, nell’ambito del progetto, il partenariato con l’Associazione regionale degli allevatori e con l’Ufficio territoriale per la biodiversità della Forestale. Per realizzare gli obiettivi del progetto, anche quest’anno sul sito dell’Ente Parco, (www.gransassolagapark.it) è stato diramato un avviso pubblico tramite il quale Pecunia chiama a raccolta gli allevatori dell’area protetta, affinché si uniscano nella sfida di raccogliere almeno 50mila chili di lana, proveniente dalla tosa di pecore di qualsiasi razza, da sottoporre a selezione e cernita, che verrà poi immessa sul mercato. Gli utili derivanti dalla vendita saranno ridistribuiti tra gli allevatori aderenti, in base alla quantità e qualità della lana conferita. Possono rispondere all’avviso, che scade il 3 giugno, gli allevatori ovini le cui aziende zootecniche siano ubicate nel territorio di uno dei 44 comuni del Parco». La direttrice facente funzioni dell’Ente, Silvia De Paulis, che ha ideato e portato avanti il progetto Pecunia, auspica che «ancora per poco il Parco continui ad avere la regia di un processo che vuole portare a un sistema di filiera stabile, autonomo ed economicamente sostenibile, con la prospettiva che a gestire il processo siano sempre più gli stessi operatori zootecnici».

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