Parco Velino Sirente da restringere: 86mila «no» ambientalisti

2 Dicembre 2020

Domani in Regione proposta di legge per tagliare 8mila ettari Colpita la Valle Subequana. Le associazioni: «Cambiare rotta»

SECINARO. Assalto ai “confini” del Parco regionale Sirente Velino da scongiurare: le associazioni ambientaliste, in vista dell’approdo in commissione (domani) della proposta di legge “nuova disciplina del Parco e revisione dei confini”, approvata dalla giunta regionale, che prevede il taglio di 8.000 ettari, perlopiù nella Valle Subequana, rilanciano un appello al presidente Marco Marsilio affinché la Regione cambi completamente rotta e metta in campo una politica di rilancio dell’unico Parco regionale d’Abruzzo. Invocazione supportata dal sostegno di 50 personalità della scienza e della cultura e 86mila cittadini che hanno sottoscritto una petizione online. «Chiediamo un rilancio del Parco», affermano Wwf Abruzzo, Salviamo l’orso, Orso and friends, Lipu Abruzzo, Dalla parte dell’orso, Altura Abruzzo, Pro Natura Abruzzo, Italia Nostra Abruzzo, Fare Verde Abruzzo, Mountain Wilderness e Comitato salviamo il parco Sirente Velino, «che purtroppo rappresenta un esempio di grave abbandono amministrativo: l’area protetta ha vissuto più anni in gestione di commissariamento o con presidenti facenti funzione, che in amministrazione ordinaria. Ha subito molti attacchi anche dal punto di vista territoriale: nel 1998, 2000 e 2011 sono stati tagliati molti ettari, creando l’attuale perimetro poco funzionale alla continuità ambientale».
Urge, quindi, un cambio di passo, mandando in archivio le stagioni dei commissari. «Occorre un presidente di alto profilo culturale, espressione del mondo accademico, della ricerca scientifica, con conoscenza e competenza nel campo della conservazione della natura», aggiungono, «capace di rilanciare il Parco e dargli il giusto posto che merita tra le aree protette italiane, nonché un direttore serio e competente. Va inoltre approvato il piano del Parco, uno strumento fondamentale per intervenire nel territorio anche con azioni di promozione e incentivazione, fermo da 3 anni in Regione. L’attuale legislatura ha la possibilità di ribaltare la situazione e segnare un cambiamento: non perda l’occasione. Le aree interessate sono zone di protezione speciale e in parte siti d’interesse comunitario individuati dalla Regione, validati dal Ministero e istituiti dall’Unione Europea». Senza dimenticare gli habitat e le specie animali rare e protette a livello nazionale comunitario. «Oggi questo grande patrimonio naturalistico, ma anche turistico, risulta seriamente minacciato per accontentare alcuni piccoli interessi locali. Approfittando del fatto che l’opinione pubblica è distolta dalla tragedia della pandemia, si tenta un colpo di mano che probabilmente potrà essere oggetto di richiesta di infrazione comunitaria all’Unione Europea».